SOCIETA' - Il cielo in una stanzetta

Sono autoreclusi, giovani fra i 14 ed i 25 anni che alle difficoltà della vita all’esterno hanno detto basta, chiudendosi a riccio nei propri spazi. Li chiamano Hikikomori, termine giapponese che tradotto al meglio significa “restarsene in disparte”, e indica chi preferisce lasciare agli altri il piacere di gestire il mondo e le sue regole, e invece di provare a combatterle ha scelto di arrendersi. Non è un caso se la definizione arriva dal Giappone: da quelle parti, il fenomeno è diventato un vero e proprio allarme sociale, con due milioni di casi accertati di giovani agli auto-arresti domiciliari che rifiutano ogni contatto sociale. Creature della notte, che per evitare il più possibile di aver a che fare con genitori e fratelli, finiscono il più delle volte per invertire la loro giornata: dormono di giorno e vivono quando gli altri riposano, navigando senza sosta in rete, fra social e ricerche di qualcosa che metta la voglia di aggiungere un giorno in più al calendario.

Secondo gli esperti, si tratta di un disturbo mentale che è sempre esistito, ma reso ancor più evidente nelle economie sviluppate, dove la corsa alla realizzazione spinge verso una competizione a volte violenta e senza regole, e reso ancora più evidente dalla pandemia: c’è chi reagisce, e chi invece si arrende. Un disturbo troppo spesso scambiato per pigrizia, svogliatezza o sciatteria da “bamboccioni”, per ricordare un’uscita poco felice del 2007 dell’ex ministro Padoa-Schioppa e mai dimenticata.

Perfino la psichiatria, di fronte all’Hikikomori si arrende quasi, limitandosi ad indicarla come “una sindrome tipicamente giapponese di disturbo socio-culturale”, con il risultato che il più delle volte, i casi di Hikikomori sono classificati come stati depressivi dovuti alla massiccia esposizione alla rete. La reazione delle famiglie in genere passa attraverso una cura drastica: via tutto ciò che si collega in rete. Risultato, neanche più quella valvola di sfogo e chiusura ancor più netta.

Secondo stime recentissime dell’associazione Hikikomori Italia, attualmente nel nostro Paese si contano fra 120 e 150 mila casi, con numeri in crescita esponenziale. È una sindrome che tende a svilupparsi soprattutto fra i maschi negli anni delle medie e delle superiori (anche se sono in aumento i 40enni), nella maggior parte dei casi per un “evento scatenante” che il più delle volte è la conseguenza di casi di bullismo o di scontri prolungati con gli insegnanti o la famiglia. I primi sintomi sono finti malesseri e scuse per saltare la scuola, seguiti dall’abbandono di attività sportive, corsi e hobby. Se non preso per tempo, il disturbo porta in breve a invertire il ciclo del giorno e della notte. Un fenomeno globale, di cui ormai si registrano milioni di casi in Argentina, Bangladesh, India, Iran, Taiwan, Thailandia, Cina e Corea.