SOCIETA' - Verso la fine del telemarketing aggressivo

Il 1° febbraio 2011 in Italia nasce il Registro Pubblico delle Opposizioni, l’ultima linea di difesa di chiunque abbia un numero di telefono, diventato la riserva di caccia di migliaia di call center, agenzie addestrate a chiamare a qualsiasi ora, a volte affidandosi ad un operatore che inizia a parlare senza lasciare un istante di pausa, altre con un messaggio registrato.

Una slavina a cui prometteva di mettere un argine il RPO, strumento di proprietà del Mise e gestito fin dalla nascita dalla “Fondazione Ugo Bordoni”, istituto di ricerca nell’ambito delle telecomunicazioni. Uno strumento utilissimo e di grande civiltà, che getta le fondamenta nei più basilari diritti della privacy, ma che per lungo tempo si è limitato soltanto alla telefonia fissa, sottospecie di comunicazione ormai avviata alla scomparsa di fronte all’incedere di cellulari e smartphone, che per un gioco perverso di norme restavano esclusi, offrendo alle agenzie di telemarketing praterie ancora più sconfinate.

Basti pensare che nel 2011 il 68% degli italiani aveva in casa una linea telefonica fissa, cifra che oggi è scesa al 59%, a fronte di 80 milioni di dispositivi mobili che si aggirano nelle tasche di 60 milioni di italiani. Un mercato assai ghiotto che ha reso aggressivo il telemarketing spingendo l’Autorità garante per la protezione dei dati personali a scendere in campo e sanzionare chi esagerava.

Il problema, di difficile soluzione, è che se inavvertitamente (e a volte inevitabilmente) si svela il proprio numero a qualche servizio – anche se cercato e voluto - si entra in un business enorme fatto di archivi venduti a caro prezzo e a volte rubati dagli hacker. Una giungla da cui nel 2017 fu il quotidiano Il Tirreno a organizzare una cordata per chiedere l’approvazione di una legge che permetteva agli iscritti la revoca retroattiva a tutti i consensi prestati fino ad allora. È in qualche modo una svolta, che permette di riappropriarsi dei propri numeri telefonici prestando il consenso solo a chi si desidera davvero. Viene introdotta anche la norma che vieta agli operatori di restare anonimi, per permettere di risalire al numero e segnalarlo all’agenzia.

Ma ora, qualcosa sembra finalmente avviarsi verso una soluzione. Secondo quanto affermato in commissione Tutela dei consumatori e degli utenti da Gilberto Pichetto Fratin, viceministro del Mise (Sviluppo Economico), a breve il PRO potrebbe aprirsi anche alle utente mobili, dando finalmente un freno alla slavina quotidiana di telefonate moleste.

In proposito, pare che il garante per la protezione dei dati personali e l’Autorità Garante per le telecomunicazioni Agcom abbiano già il proprio via libera, anche se il passaggio fondamentale resta l’approvazione del Consiglio dei Ministri.