
Come negarlo? Il lunedì è uno dei giorni peggiori della settimana: significa tornare al lavoro dopo il weekend, caricarsi sulle spalle il fardello di impegni familiari e obblighi. Ma sui 52 lunedì di un anno, il terzo del mese di gennaio – quest’anno il 17- è riconosciuto come il peggiore, il famigerato Blue Monday.
Per individualo è servita una serie di concomitanze finite in un calcolo matematico della probabilità che ha tenuto conto del freddo di gennaio, delle minori possibilità economiche dopo la sfuriata natalizia di regali & carte di credito, della scarsa forma fisica messa insieme fra lockdown e pranzi natalizi e della distanza ancora abissale dalle vacanze estive. Fattori a cui aggiungere i due anni di incertezze e sacrifici pagati alla pandemia. Insomma, soccombere sotto un peso simile è quanto meno umano.
Non è un caso, sempre secondo le statistiche, che il lunedì sia il giorno in cui si prenotano manicure, depilazioni e trattamenti estetici beauty, una serie di coccole necessarie per pareggiare i conti con la sensazione di sfiga. Siti specializzati e manuali fanno a fare per dispensare consigli su come affrontare il lunedì in genere e il Blue Monday in particolare: si va dalle candele agli olii essenziali, dalle tisane alla scrittura di una “wish list”, dai calendari motivazionali al comfort food a prova di mestizia.
E non è un caso neanche che il Blue Monday in diverse zone del pianeta sia anche chiamato “Divorce Monday”, il lunedì del divorzio, secondo quanto dichiarato da un gruppo di avvocati divorzisti americani che il terzo lunedì di gennaio hanno la coda fuori dallo studio di coppie che vogliono separarsi.
Tutto questo mentre è universalmente risaputo che il Blue Monday non esiste. A idearlo è stato nel 2005 un canale televisivo britannico che affermava di aver calcolato l’equazione annuale dell’infelicità individuando l’epicentro nel terzo lunedì di gennaio, contro cui proponeva dei pacchetti viaggio particolarmente convenienti.
Il termine è attribuito a Cliff Arnall, psicologo presso l’Università di Cardiff: era in principio un passaggio all’interno di un articolo pubblicato sulle colonne di “The Guardian”, di cui il canale televisivo aveva chiesto l’utilizzo in cambio di denaro. Poco dopo, l’ateneo avrebbe preso pubblicamente le distanze dal suo psicologo, disconoscendo la scientificità del lunedì più nero dell’anno.








