
Vabbé, forse c’era da aspettarselo: dopo un anno e mezzo di smart working, il popolo degli impiegati sta tornando in ufficio in ordine sparso. E un primo dato emerge con chiarezza: l’aumento esponenziale delle relazioni extraconiugali in ufficio.
In fondo, anche ormoni e testosterone se ne sono stati in standby per lunghi mesi, e adesso chiedono il conto. Così almeno certifica una ricerca di “Ashley Madison”, un sito per incontri che ha realizzato un sondaggio fra i propri iscritti, per capire che aria tira. Ad ammettere la relazione sul posto di lavoro sono circa il 38% degli interpellati, ma la novità è che rispetto al periodo pre-pandemia, la scappatella sul posto di lavoro è vissuta come una gratificazione che ci andava, quasi un premio di consolazione all’ego messo in cantina dal lavoro da remoto. Il 66% degli interpellati li giudica “momenti gratificanti” di ossigeno, il 33% un modo per evadere dalla routine familiare, mentre per il 21% sono una mano santa per allentare le tensioni della neo-convivenza in ufficio.
Ed è da sfatare anche il cliché dirigente-segretaria, che per quanto resista al tempo e alle mode cede il primo posto ai rapporti fra colleghi di pari grado (39%), così come del tutto falso è il pregiudizio che vede nei rapporti fra colleghi una fonte di distrazione dal lavoro (55%): anzi, secondo il 20% la produttività aumenta e l’82% sarebbe propenso a consigliare agli uffici delle risorse umane di abbandonare la policy di vietare i rapporti fra colleghi.
Secondo un altro sondaggio, conclusa la pandemia, finite le ferie e rimandati i figli a scuola, la buona pratica della scappatella in orario d’ufficio è diventato il premio per il ritorno alla normalità per 4 italiani su 10. Nel dettaglio, i traditori sono per il 47% donne fra i 25 ed i 45 anni: di queste, il 58% ha tradito almeno una volta, il 42% ha spesso storie di una notte e soltanto l’8% mantiene relazioni che superano un mese.








