SOCIETÀ – Due cuori e un’applicazione

È interessante la teoria di Justin Garcìa, eminente professore del “Kinsey Institute for Research on Sex, Gender and Reproduction”, riportata dal quotidiano spagnolo “El Paìs”. “Due grandi cambiamenti hanno modificato l’accoppiamento del genere umano negli ultimi 4 milioni di anni”. Il primo risale a 10mila anni fa, quando il genere umano grazie al lavoro dei campi ha scoperto la sedentarietà e la convivenza, pur di non restare solo. Il secondo invece è molto più recente: 10 anni fa, quando sulla scena sono comparse le prime app che permettono di conoscere gente nuova, stringere amicizie, cercare compagnia o incontri sessuali. In pratica, “grazie alla geolocalizzazione, hanno trasformato la ricerca del partner alla stessa stregua dell’ordinare cibo o prenotare un volo low cost”.

Un’analisi forse un po’ impietosa, che sorge spontanea mentre il mondo ricorda i primi 10 anni di “Tinder”, la capofila del fenomeno, che debutta quasi timidamente nel settembre 2012 per arrivare due anni dopo a registrare un miliardo di “swipes” al giorno. Oggi, l’app è stata scaricata 400 milioni di volte, con una media quotidiana di 8 miliardi di connessioni. A dare la volata finale al fenomeno del “dating online” di ha pensato la pandemia, quando le relazioni sociali si sono messe giocoforza in stand-by.

A crederci per primi erano stati Sean Rad, Jonathan Badeen, Justin Mateen, Joe Munoz, Dinesh Moorjani, Chris Gylczynski, e Whitney Wolfe. I primi due, germoglio della rivoluzione, si conoscevano dall’adolescenza e dopo aver frequentato l’università, hanno deciso di unire le forze e cercare la propria strada nell’infinito mondo di internet.

Usare l’app, è quanto di più semplice possa esistere: una volta compilato il profilo, inseriti gusti e preferenze e circoscritto il raggio di ricerca (da 10 a 20 km), l’app inizia a mostrare profili che rispondono ai parametri. Su quelli più graditi è sufficiente cliccare sul cuoricino o fare “swipe” col dito. Se l’altra persona gradisce, si apre una conversazione privata.

La parte meno piacevole di tutto questo è il fenomeno assai diffuso di pubblicare foto e dati fasulli: peso, statura e stipendio alterati sono prerogativa maschile, mentre per le donne svetta l’età, ovviamente rivista e corretta.

Del fenomeno si sono occupati esperti e media di ogni tipo. Svetta la recente inchiesta del “New York Times”, che dopo aver passato al setaccio profili, dati, statistiche e pareri di esperti, si spinge perfino ad esplorare il florido mercato parallelo, come ad esempio quello dei fotografi professionisti che offrono “portfolio” espressamente pensati per fare colpo su Tinder. O ancora donne che in realtà cercano solo inviti a cena in ristoranti di lusso, ma nulla hanno in mente a parte quello. E per finire, inevitabili, coloro che scompaiono subito dopo aver “colpito”, o ancora maniaci e perversi che si nascondono abilmente sotto mentite spoglie.