SMART WORKING – Prove pratiche di una nuova società
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Uno dei lasciti della pandemia, forse il migliore, è ciò che in Italia – con un sonoro errore di traduzione – chiamiamo “smart working”: il lavoro da remoto. Quello che prima stentava a decollare in base al principio secondo cui se non eri in ufficio voleva dire che non stavi lavorando. Punto.

A cavalcare la nuova libertà di poter svolgere la propria attività ovunque, che sia sotto un ombrellone di una spiaggia o da un rifugio in montagna, sono soprattutto le nuove generazioni, la “Gen Z” e i “Millennial”. Ragazzi che pretendono di poter plasmare il proprio tempo in modo flessibile, gestendo il lavoro da remoto e al tempo stesso garantendosi tempo per vita privata, figli, amicizie, amori.

Per saggiare la nuova realtà post-pandemia, la “Lenovo” ha prima condotto uno studio approfondito su 15mila persone di 10 diversi mercati internazionali per capire quanto realmente i “knowledge workers” siano disposti a cambiare il proprio habitat contribuendo anche alla comunità. Il 70% ha risposto positivamente: accetterebbe di lavorare più ore al giorno da una località remota piuttosto che andare ogni giorno in ufficio.

I risultati hanno dato il via a “Work for Humankind”, un esperimento aperto a chiunque si senta pronto a lavorare in un luogo assai remoto per poi contribuire al benessere di una piccola società. Lo scenario del progetto è l’isola di Robinson Crosue, piccolo lembo di paradiso a 650 km dal Cile. C’era tempo fino al 30 dicembre per iscriversi e attendere una selezione che avrebbe tenuto conto di competenze, background, specializzazioni e attitudine al viaggio. Per i fortunati un periodo sul piccolo atollo paradisiaco da cui sarà possibile lavorare da remoto e contribuire a progetti di recupero ambientale con la comunità locale gestiti dall’Ong “Island Conservation”. L’isola dove secondo il romanzo dello scrittore Daniel Dafoe sarebbe sbarcato il figlio di un mercante tedesco unico sopravvissuto di una nave affondata da una tempesta al largo delle acque del Venezuela, è impegnata nella protezione del patrimonio culturale e ambientale ma ha problemi di accesso all’istruzione, assistenza sanitaria, degrado e impatto di specie invasive. Il progetto Work for Humankind ha come obiettivo dimostrare che mescolando competenze, tecnologie all’avanguardia, connettività e voglia di fare gruppo siano elementi più che sufficienti per vincere sfide anche impegnative e riprogettare la società del futuro.

“Le persone riconoscono sempre più l’importanza di fare del bene e il ruolo della tecnologia come fattore abilitante, come conseguenza dell’impatto che la pandemia ha avuto sulle nostre vite ma anche l’interesse sempre maggiore sui temi di sostenibilità – ha dichiarato Emily Ketchen, Vice Presidente Devices Group di Lenovo - per raggiungere certi obiettivi, dobbiamo approcciare un nuovo modo di lavorare, facendo affidamento alla tecnologia. Il 79% degli intervistati ritiene che la tecnologia e le aziende leader in questo settore siano determinanti nell’abilitare le persone a lavorare da qualsiasi luogo Aziende come Lenovo, hanno il compito di guidare questo cambiamento. Ecco perché abbiamo pensato a Work for Humankind, per portare l'attenzione sull'importanza del benessere individuale e di quello delle nostre comunità, mostrando come la tecnologia possa aiutarci a realizzare entrambi”.

È notizia di queste ore che i nove candidati di Work for Humankind sono stati individuati attraverso migliaia di candidature giunte da ogni angolo del pianeta. Fra questi anche un italiano, Simone Canova, un copywriter digitale a cui si uniranno Ligia Santos, analista settore sostenibilità (Brasile), Cynthia Mayer, product manager e communication specialist (Francia), Simon Wehner, strategist settore sostenibilità e future energy (Germania), Vivian Garcia, docente, esperto di benessere degli animali (Messico), Kay Bromley, IT specialist e solution architect (Regno Unito) e Clinton Harmon, ricercatore scientifico e consulente comunicazione in ambito medico-sanitario (Stati Uniti).

Durante il soggiorno, i volontari potranno continuare a lavorare e studiare grazie a uno spazio di lavoro dotato delle più moderne tecnologie, accompagnate dal servizio CO2 Offset che consente di compensare le emissioni di carbonio e aiutare l'ambiente sostenendo uno dei progetti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change). Oltre a impegnarsi a sostenere la comunità locale attraverso il volontariato e il supporto tecnologico, contiene un progetto ambientale dedicato a ridurre le emissioni di gas serra.