
Si chiama smart working – “lavoro agile” secondo la triste traduzione italiana – ed è un fenomeno che ha rivoluzionato radicalmente il mondo del lavoro: secondo gli esperti avrà un futuro sempre più costante perché a fronte di una maggiore comodità del lavoratore, porta ad un consistente risparmio economico per le aziende. Dall’altra parte, sempre secondo chi studia certi fenomeni, può anche portare a forme di isolamento e ad un preoccupante superamento dei confini fra lavoro e vita privata.
Il lato bello di tutto questo, specie quando la pandemia sarà un ricordo, è che a patto del fuso orario e di avere accesso ad una connessione in rete affidabile, è diventato possibile svolgere il proprio lavoro ovunque: seduti su una sdraio in spiaggia o davanti al fuoco di un rifugio di montagna. Il lato brutto, ovviamente, è che bisogna farlo, guastando anche i sacrosanti momenti di relax. Ma è dal primo piacere, quello di poter lavorare senza confini, che è nata l’idea di Gonçalo Hall, un giovane che con l’appoggio e la collaborazione delle autorità dell’arcipelago di Madeira, in Portogallo, sta per inaugurare il Digital Nomads Village: il primo villaggio al mondo dedicato ai nomadi digitali.
Una comunità pronta ad accogliere lavoratori da remoto in arrivo da ogni parte del mondo, senza preclusioni. Il villaggio sta sorgendo a Ponta do Sol, pacifico e suggestivo villaggio con 8mila abitanti o poco più affacciato sull’angolo più soleggiato dell’isola di Madeira, località vincitrice del premio “Migliore Destinazione” al World Travel Award. Un posto che finora era celebre tra gli appassionati di immersioni per il relitto del Bowbelle, un’imbarcazione per il drenaggio della ghiaia un tempo in servizio nelle acque del Tamigi, a Londra, acquistata da una società locale e affondata durante una tempesta, oggi diventata una meta obbligata per appassionati e scuole di diving.
Questo, il contorno in cui si svilupperà un villaggio pensato su misura per chi vuole godere le bellezze di un paradiso ma non può permettersi di inseguire le tacche del wi-fi: il Digital Nomands Village – inizialmente aperto a 100 ospiti, che hanno l’obbligo di fermarsi almeno un mese - sarà dotato di alloggi, spazi di coworking gratuiti, ristoranti, caffè, negozi ed una rete wi-fi promessa come “potentissima” gratuita dalle 8 alle 22.
“Ci aspettiamo che i nomadi digitali decidano di fermarsi per lunghi periodi di tempo e che possano avere un impatto positivo qui a Madeira – ha raccontato Gonçalo nel corso di un’intervista – per costruire insieme una comunità e aiutandoci a combattere la riduzione del turismo e lo svuotamento delle città”. L’idea del villaggio, racconta l’ideatore, è partita dalla notizia di alcuni paesi europei che starebbero lavorando ad una digital nomad visa, un visto speciale che permette di lavorare da remoto all’estero. “Molti paesi stanno studiando soluzioni per attrarre nomadi digitali in località turistiche massacrate dallo stop al turismo. Ma il nostro approccio qui a Madeira è completamente diverso: crediamo che i lavoratori da remoto cerchino principalmente una comunità e per questo un piccolo villaggio, dove creare una rete di relazioni e scambi, è perfetto. Ma c’è anche un altro tipo di nomade digitale che non esisteva prima della pandemia: il lavoratore che sperimenta questa modalità per la prima volta e di colpo è libero di viaggiare in Europa. Sono certo che una volta fatto l’esperimento nessuno tornerà più in ufficio full time, anche perché il costo della vita è relativamente basso, e i costi per le sistemazioni oscillano fra i 200 euro al mese in ambienti condivisi e arrivano ai 700 per gli alloggi indipendenti”.
Il villaggio avrà un local community leader, una sorta di sindaco che si occuperà di creare occasioni d’incontro e sinergia fra gli ospiti e la comunità: “Mentre il nomade digitale si impegna ad integrarsi, la comunità mette a disposizione spazi, lo aiuta a trovare una sistemazione e ad entrare in contatto con altre persone mosse da interessi simili. Stiamo vivendo un momento difficile in tutto il mondo, eppure l’interesse verso il villaggio è fortissimo, con oltre 600 nomadi digitali già registrati sul sito e molti iscritti dagli Stati Uniti che aspettano solo l’apertura dei confini. Sia chiaro, non intendiamo essere un’enclave al di fuori della legge: anche qui, le regole sanitarie in vigore saranno le stesse raccomandate ovunque, a cominciare dal tampone al momento dell’arrivo, i cui costi ha accettato di accollarseli il governo di Madeira, per proseguire con le mascherine e le norme di distanziamento e di capienza massima per gli eventi di gruppo”.
“Io stesso sono un nomade digitale portoghese che negli ultimi anni ha viaggiato in tutto il mondo raggiungendo posti come Bali, il Vietnam e la Thailandia. Ma nulla mi ha lasciato più a bocca aperta di Madeira - assicura Gonçalo -la natura, le cascate, l’oceano e il cibo la rendono la base perfetta per organizzare attività come immersioni, trekking e passeggiate. L’unica cosa che manca è una forte community: esattamente quello che vogliamo costruire”.











