
Lo scorso aprile, nel mezzo del lockdown che teneva a casa milioni di americani, Will Reeve, giornalista della rete ABC, fra l’altro figlio del compianto Christopher Reeve – il primo “Superman” del cinema – si collega con la redazione da casa sua. In giacca e camicia, il povero Will non si rende conto che l’inquadratura è decisamente più ampia del previsto. Risultato: tutta l’America vede che il reporter era comodamente seduto indossando un paio di boxer.
È l’incidente di percorso più celebre dell’epoca dello smart working, ma sicuramente non l’unico: migliaia di dipendenti si sono collegati con la propria azienda finendo per mostrare mutande e pantaloni in flanella che in realtà avrebbero voluto tenere nascosti. Capita, e a parte un po’ di imbarazzo, in fondo non c’è nulla di male.
Secondo il World Economic Forum, quest’anno i dipendenti che hanno lavorato da remoto hanno dovuto affrontare diverse sfide per il proprio benessere psico-fisico, come la difficile gestione dei bambini e i problemi della connettività. Ciononostante sono molti coloro che hanno finito per apprezzare l’esperienza, riscoprendo piaceri “proibiti” a cui ormai non sono più disposti a rinunciare.
Un nuovo modo di lavorare fotografato da un’indagine della Kaspersky sui comportamenti di 8.000 dipendenti di aziende di piccole e medie dimensioni nel mondo, è emerso come in smart working le persone abbiano riscoperto alcuni piaceri, a cominciare dal primo, lavorare poco vestiti o comunque in modo comodo: il 49% si è così abituato da sperare di poterlo fare anche in futuro. Ma anche poter dire addio ai lunghi spostamenti ha reso i dipendenti più felici: il 32% ha dichiarato di svegliarsi 5 minuti prima dell’inizio della giornata lavorativa e apprezza la possibilità di poter fare un riposino durante il giorno.
Questo periodo ha offerto ulteriori benefici: il 27% degli italiani, ad esempio, ha apprezzato la possibilità di poter lavorare all’aperto, in giardino o sul balcone, mentre il 19% è riuscito anche a fare binge watching su Netflix durante il lavoro. Tra gli altri vantaggi l’aumento del tempo libero per i videogiochi (11%), i pranzi da asporto (10%) e la possibilità di farsi meno docce (5%).
Tuttavia, la ritrovata libertà impone anche di tenere un certo livello di responsabilità quando si tratta di sicurezza informatica. “Questo lockdown si è rivelato una lama a doppio taglio per le persone costrette a lavorare da casa. Da un lato, hanno finalmente la possibilità di dimenticare i lati negativi della vita caotica delle grandi città in favore di un’atmosfera più confortevole. Dall’altro, si trovano ad affrontare la maggiore necessità di sicurezza digitale”. Commenta Marina Titova, Head of Consumer Product Marketing di Kaspersky.
Fra le raccomandazioni quella di non condividere le informazioni personali e non consentire l’accesso ai propri account ad altri, a meno che non sia assolutamente necessario. Fondamentale anche proteggere il Wi-Fi: la maggior parte dei router ha nome utente e password impostate di default, e questo consente alle credenziali di essere facilmente trovate su internet, è meglio creare nuove password e di aggiornare il firmware del router.











