SOCIETA’ – La (falsa) leggenda del single scatenato

Da anni esiste un'immagine che ha colonizzato l'immaginario collettivo come un tormentone estivo: il single. Un essere umano totalmente libero, spregiudicato, che naviga tra una app di dating e l'altra raccogliendo conquiste con la stessa nonchalance con cui si fa la spesa.

Un essere mitologico, sempre disponibile, sempre appetibile, sempre operativo e soprattutto che non deve spiegazioni a nessuno. Ebbene, il Censis, ente che non ha mai avuto il gusto per le bugie confortanti, ha deciso di rovinare la festa con dovizia di dati.

Il rapporto “Il piacere degli italiani – Come cambiano i costumi sessuali”, costruito su 1.000 interviste anonime a cittadini maggiorenni che per una volta hanno parlato senza reticenze di ciò che accade (o non accade) tra le loro lenzuola, smonta il mito con chirurgica eleganza: il 32,5% dei single non fa mai sesso. Mai.

E un altro 31% lo pratica con una frequenza stagionale, ovvero tra una volta al mese e una ogni quattro. In pratica: quasi due single su tre conducono una vita sessuale che va dall'occasionale al monastico.

A battersi egregiamente sul fronte opposto ci pensano le coppie stabili, da sempre dipinte come i grandi sacrificati della libido, condannati alla routine, agli sbadigli e a letti trasformati in depositi di cuscini decorativi.

Il luogo comune vuole che l'amore stabile faccia rima con desiderio in declino, con quella tristissima parabola che va dall'ardore dei primi mesi al divano del mercoledì sera.

Eppure sono proprio loro, le coppie, i veri protagonisti del rapporto Censis. Il 5,9% fa sesso ogni giorno, sono i cosiddetti "performanti", categoria che fa venire voglia di chiedere come gestiscano anche il resto dell'agenda, tipo il lavoro e la spesa, mentre il 34,2% si attesta su due o tre volte a settimana e un solido 31% mantiene una cadenza settimanale. Chi ha detto che il matrimonio spegne tutto, evidentemente, non ha letto le statistiche.

L'80% degli intervistati in coppia dichiara rapporti esclusivi col partner: monogamia solida, concreta, persino un po' rassicurante in un'epoca che sembrava aver sdoganato ogni configurazione sentimentale possibile.

Le app di dating hanno abbattuto la barriera logistica dell'incontro, trovare qualcuno teoricamente disponibile non ha mai richiesto meno fatica, bastano un pollice e qualche foto presentabile, ma non hanno scalfito quella umana. Perché tra lo swipe a destra e il sesso ci sono ancora di mezzo il corteggiamento, la conoscenza, l'imbarazzo del primo appuntamento, la scelta. Passaggi che nessun algoritmo, per quanto raffinato, ha ancora imparato a saltare davvero.

E così, nell'era in cui il sesso è ovunque (nelle serie televisive, nei profili Instagram, nelle copertine delle riviste, persino nelle pubblicità delle automobili) gli italiani continuano a farlo con una certa, olimpica calma. L'ipersessualizzazione dell'immaginario collettivo, nota puntualmente il Censis, non ha prodotto alcuna impennata di attività reale: il sesso è diventato scenografia, non necessariamente pratica.

Né, all'opposto, regge il racconto della generazione Z asessuata e disinteressata al corpo, seguendo quella retorica da talk show secondo cui i giovani starebbero rinunciando all'intimità in favore di Netflix e ansia da prestazione. Anche questa è una fandonia, o al massimo riguarda una fetta così piccola di popolazione da non meritare il dramma collettivo che si pensa.

La realtà, come spesso accade, è molto meno cinematografica di come ce la raccontiamo: chi ha qualcuno stabilmente al fianco fa più sesso, con più regolarità e si presume meno logistica. Chi lo cerca, tra un match ignorato e una conversazione che si spegne dopo tre messaggi, intanto aspetta.

Il single della fantasia collettiva, quello che vive ogni sera come un episodio di “Gossip Girl”, esiste probabilmente, ma è una minoranza rumorosa. La maggioranza silenziosa sta sul divano con il telefono in mano, a chiedersi se swipare ancora o andare a dormire. E spesso vince il sonno.