PSICOLOGIA - La rivincita del silenzio terapeutico

Dimenticate la musica “lounge” o “chill out”, i podcast e le cuffiette nelle orecchie, perché sono solo rumore che distrae e non aiuta a svuotare la mente. Lo dice la scienza, che sempre più rivaluta il silenzio come strumento della psicoterapia utile per favorire la riflessione, l’auto-esplorazione e l’elaborazione di un lutto, un’emozione o un trauma.

Secondo la psicoterapia, il silenzio non è semplicemente la sterile assenza di suoni e parole, ma uno spazio da riempire, un foglio bianco su cui far confluire emozioni diventando così un momento di riflessione, ma anche un potente strumento di comunicazione. Lo dimostrano diversi studi, che in una società in cui il tempo è scandito al millesimo, invitano a trovare il tempo necessario per quello che viene definito il “silenzio terapeutico”, un tempo di pace e quiete consapevole, che ha effetti tanto sul corpo quanto sulla mente. Un toccasana contro lo stress, ma anche sulla memoria e la creatività.

I risultati di una ricerca, pubblicati su “Brain, Structure and Function”, spiegano che due ore al giorno di silenzio assoluto favorirebbero la nascita di nuove cellule dell’ippocampo, dove risiedono la memoria, la capacità di riflettere e quella di concentrarsi. Questo perché la nostra materia grigia anche in caso di silenzio non si mette in pausa, ma semplicemente lavora per rimettere ordine, senza essere obbligata a rincorrere gli stimoli continui a cui siamo sottoposti quotidianamente.

In realtà, gli esperti consigliano di iniziare da un massimo compreso fra 5 e 10 minuti al giorno su una poltrona, in balcone o una zona della casa tranquilla, un tempo sufficiente per iniziare ad allenare il cervello al cambio di paradigma.

Diversi scrittori, come J.K. Rowling e Virginia Woolf, hanno svelato di aver bisogno del silenzio, più ancora della solitudine, per rendere più efficaci i loro momenti creativi.