
A parte cucine, lavatrici e frigoriferi, l’80% degli oggetti che si trovano in un casa sono utilizzati meno di una volta al mese. Basta solo questo dato, per spiegare il successo crescente di un’idea partita da lontano, le Library of Things, le biblioteche delle cose. Il termine, tradotto in italiano può traviare il significato, perché non si tratta di scaffali pieni di libri usati, ma di tutto ciò che può essere utile di tanto in tanto. Cose che non varrebbe la pena di comprare, ma giusto di noleggiare per il tempo necessario.
Chitarre, barbecue, trapani, attrezzi sportivi, amache, cestini per il pic-nic, giochi da tavolo, tende da campeggio, piccoli elettrodomestici e strumenti musicali, a volte capricci che una generazione con meno soldi in tasca non può permettersi di togliersi, ma a cui non vuole rinunciare. È l’ennesimo effetto della sharing economy, il principio della condivisione e dell’economia circolare che fa bene al pianeta.
“Il consumismo non funziona - spiega il sito di una Library londinese - soprattutto in città, c’è sempre meno spazio a disposizione e sempre più cose da stipare. E poi, se ogni abitante della Terra buttasse via la quantità di cose di cui non ha realmente necessità, l’umanità avrebbe bisogno di tre pianeti e mezzo come il nostro per riporre tutto”.
Le Library of Things stanno aprendo a macchia di leopardo in tutto il mondo: da quella di Francoforte, una delle più recenti, ad altre già operative da tempo in Canada, Australia, Inghilterra, Svezia, Francia, Stati Uniti, Germania e perfino in Italia, a Bologna, Palermo e Firenze.
Per iscriversi è sufficiente avere un documento, 18 anni di età e la tessera di una biblioteca valida: si può noleggiare ciò che si vuole per un massimo di quattro settimane, ma una sola volta per oggetto.
Spesso, ognuna ha una propria specializzazione, come la “Sharing Depot” di Toronto, arrivata a quota 25mila prestiti, specializzata nella condivisione di elettrodomestici per la cucina, o quella di Eire, in Pennsylvania, che sfrutta la vicinanza al lago per offrire attrezzature da pesca, giusto per il tempo di togliersi lo sfizio.
“Eravamo 3 amici che hanno avuto l’idea della Library of Things. Abbiamo testato l’idea per più di 2 anni nel nostro quartiere, a sud di Londra, ispirati da iniziative simili a Berlino e Toronto: siamo arrivati ad oltre 400 oggetti stipati in 2 container, con più di 1000 iscritti”, raccontano i fondatori della Library of Things di Londra. Non è una novità. In tempi di guerra e di gravi ristrettezze economiche si erano diffuse le “biblioteche dei giocattoli”, in cui per pochi spiccioli era possibile affittare giochi per i bambini.












