SCUOLA - Tutta la verità sulla DAD

È forse la piaga della pandemia più discussa, il passaggio che non mette d’accordo nessuno: è la famigerata DAD, acronimo di Didattica a Distanza presentata per la prima volta più di un anno fa dall’ex ministra Azzolina, per qualcuno una delle più orribili soluzioni possibili, per altri un passaggio obbligato per contenere i contagi.

Togliere bambini e ragazzi dai banchi per trasferirli davanti ad uno schermo non è la stessa cosa che frequentare una scuola, termine che si porta appresso un intreccio di socialità, interazioni e amicizie, passaggi necessari alla crescita tanto quanto conoscere Dante e mandare a memoria il teorema di Pitagora.

Problemi di rete e connessione a parte – che comunque hanno avuto causato gravi problematiche - seguire (o spiegare qualcosa) per ore davanti ad uno schermo è difficile, frustrante e anomalo, da un anno a questa parte lo sottolineano tutti: docenti, dirigenti scolastici, alunni, genitori.

Ma per la prima volta, qualcuno si è messo d’impegno per capire realmente l’impatto della DAD su bambini e ragazzi. Parole O_Stli e Istituto Toniolo, con il supporto tecnico della Ipsos, hanno chiesto a 3.500 studenti della scuola secondaria di secondo grado e a 2.000 insegnanti di scuola primaria e secondaria un bagno assoluto di sincerità: cosa fate realmente durante la DAD?

Ne è uscito fuori un coloratissimo panorama di risposte autentiche e senza filtri che per cominciare condanna l’utilità della didattica a distanza, rendendola un obbligo facilmente aggirabile. Per il 96% degli intervistati, l’attività più normale durante le lezioni online è chattare con i compagni, e concluse le chiacchiere l’89% si è dedicato ai social, con una netta preferenza di Whatsapp, al 99% delle preferenze, seguito da Instagram (94), Youtube (86) e TikTok (66).

In base all’ora, l’88% degli intervistati ha ammesso di aver mangiato durante le lezioni, mentre il 39% si è addirittura cimentato ai fornelli. Ma è soprattutto un dato a far riflettere: un intervistato su 4 avverte un netto peggioramento dei rapporti con gli insegnanti, e il 77% chiede di rientrare a scuola il più in fretta possibile.

E le famiglie? Capendo le difficoltà, il 70% dei ragazzi ha ammesso di aver avuto un supporto familiare, mentre ancora il 70% - malgrado l’intervento degli adulti - si è trovato ai fronte a problemi di natura tecnica e informatica difficilmente risolvibili. Per tutti, tablet, smartphone e schermi non invogliano a studiare, anzi.

Un’altra indagine recente, questa volta di Save the Children, è giunta a concluskoni ancora più perentorie, bocciando la DAD su tutta la linea. La didattica a distanza non solo è incolpata di aver fatto perdere la voglia di studio a migliaia di ragazzi, ma diminuirebbe la qualità dell’insegnamento e sul lungo termine rischia perfino di incrementare il fenomeno dell’abbandono scolastico con cifre che non si erano mai viste prima.

Al momento, su poco più di 8 milioni di studenti, 7 sono costretti a casa, e tutti sperano sia l’ultima volta.