SCIENZA - The colored side of the moon
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«Mi piace pensare che la Luna è lì, anche se io non guardo»: così Albert Einstein amava parlare della presenza dell’unico satellite naturale del nostro pianeta. Responsabile di nascite, vendemmie, maree, raccolti, incubi, mostri e leggende: una palla a 384.400 km fatta di macchie scure e chiare che si vedono a occhio nudo, conquistata dal genere umano il 20 luglio 1969, quando Neil Armstrong scese la scaletta dell’Apollo 11 inaugurando il futuro. L’ultimo fu Eugene Cernan con l’Apollo 17, il 14 dicembre del 1972: da allora, la Luna è tornata l’oggetto luminoso in cielo più amato dai poeti, gli innamorati e i lupi.

Un corpo celeste così vicino eppure così lontano e misterioso che solo adesso, a più di mezzo secolo dalla passeggiata lunare di Armstrong, qualcuno è riuscito a mapparla, per la prima volta. Decenni di lavoro sono serviti all’Astrogeology Science Center, il servizio geologico statunitense, per avere la Unified Geologic Map of the Moon, la prima mappa geologica completa del nostro satellite, che attraverso colori che vanno dal rosa all’azzurro, mostra la composizione di ogni singola roccia e altezza delle regioni della Luna. In pratica, il riassunto di qualcosa come 4,5 miliardi di storia.

La mappa, diffusa liberamente sul sito dell’USGS per le future missioni spaziali e a disposizione della comunità scientifica internazionale, è in scala 1:5.000.000 ed è stata realizzata utilizzando le informazioni di sei fra le mappe più dettagliate attualmente disponibili al Lunar Planetary Institute, da quelle dell’era delle missioni Apollo della Nasa alle esplorazioni più recenti.