SCIENZA – Si può separare un Oreo pareggiando la crema?
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Capita, nel corso della vita, di trovarsi di fronte a dubbi, incertezze, questioni non facili da affrontare che portano alla triade delle ragioni stesse dell’esistenza: chi siamo, perché siamo qui, dove andiamo.

Fra queste rientra un’operazione all’apparenza assai semplice, che tuttavia semplice non è affatto, a cui tutti – chi più chi meno – prima o poi hanno provato sulla propria pelle: come si divide un “Ringo” o un “Oreo” senza lasciare una delle due cialde senza la giusta dose di ripieno? Ne siamo consapevoli: è un po’ come rispondere al dubbio più ancestrale di tutti, quello dell’uovo e della gallina, ma questa volta per dare una risposta certa è calata la scienza con tutta la propria potenza di fuoco.

A muoversi è stato nientemeno un team di cervelloni del celeberrimo “MIT” di Boston, il “Massachusetts Institute of Technology” fiore all’occhiello della ricerca americana e covo di idee e soluzioni che hanno cambiato la vita di tutti noi, disposta a impegnare tempo e sforzi in una ricerca pubblicata su “Kitchek Flows”, inserto della rivista “Physics of Fluids”.

Gli scienziati, osservando i biscotti da dividere non come capriccio per la gola ma come questione meccanica, si sono messi d’impegno per capire come venire a capo del problema. Il problema è che in qualsiasi modo si tenti di dividere le due metà dell’Oreo, ruotando o tirando, la quantità di ripieno non sarà mai la stessa, dando vita ad un tipico esempio di “fluido non newtoniano”, ovvero un materiale la cui viscosità cambia in base al taglio che può essere evidenziato attraverso un diagramma sforzo tangenziale-velocità di deformazione. Tranquilli: la spiegazioni scientifiche si fermano qui, o il discorso si farebbe assai pesante.

Anche perché lo sforzo necessario, hanno calcolato al MIT, è pari ad un decimo rispetto a quello che serve per aprire una bottiglia d’acqua, mentre lo stress di cedimento del materiale si avvicina a quello di una mozzarella.

La soluzione a cui sono giunti i cervelloni è l’Oreometer, uno strumento che dovrebbe aiutare a dividere le due cialde lasciando su ognuno la stessa quantità di crema. Un apparecchio realizzabile attraverso una stampante 3D, ma i cui risultati non sono affatto garantiti. Per essere chiari, malgrado gli sforzi, la scienza e le teorie, non esiste alcun modo perché la crema resti in egual misura sulle due parti, probabilmente per via di variabili fisse più legate alla produzione e al confezionamento. “I video del processo di produzione mostrano che viene posizionato il primo biscotto, su cui una macchina distribuisce una pallina di crema prima che un altro passaggio aggiunga il secondo biscotto - ha spiegato Crystal Owens, uno degli autori della ricerca – è probabile che quel piccolo ritardo faccia aderire meglio la crema al primo biscotto”. Un risultato che, malgrado l’insuccesso potrebbe offrire nuove applicazioni sugli inchiostri da stampa. Ma condannando l’umanità a dividere Ringo e Oreo provando una profonda delusione. Molta delusione.