SCIENZA - Scoperto il materiale più duro al mondo
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Per capire l’importanza di una scoperta come il “CrCoNi”, basta un solo dato: se lo scafo del Titanic fosse stato realizzato con questo materiale, non sarebbe mai affondato.

È solo uno dei pregi di una nuova lega, creata dagli sforzi di due laboratori, il Lawrence Berkeley National Laboratory, in California, e l’Oak Ridge National Laboratory, in Tennessee, a cui sono serviti 10 anni di ricerche e test per poter donare al mondo il materiale più duro mai visto prima. Un arco di tempo in cui gli scienziati hanno sottoposto diversi campioni alle temperature estreme con l’uso di azoto liquido.

Nel dettaglio, si tratta di un materiale che appartiene alla famiglia delle leghe metalliche ad alta entropia che mescola cromo, cobalto e nichel diventando duttile e malleabile quanto al tempo stesso resistente. Anzi, come spiega il comunicato stampa dell’ateneo californiano, “la sua resistenza e duttilità migliorano man mano che si raffredda”.

“La tenacità di questo materiale vicino alle temperature dell’elio liquido (20 Kelvin, -253,15 gradi Celsius) raggiunge i 500 megapascal per metro quadrato – aggiunge Robert Ritchie, scienziato del Berkeley Lab e professore del Dipartimento di Scienza e Ingegneria dei Materiali dell’Università della California – nelle stesse unità di misura, la tenacità di un pezzo di silicio è 1 megapascal per mq, quella della struttura in alluminio degli aerei passeggeri è di circa 35 e mentre quella di alcuni dei migliori acciai in circolazione è di circa 100. Quindi, 500, è un numero sbalorditivo”.

Il CrCoNi è stato presentato e spiegato nel dettaglio sulle pagine della rivista “Science”, soffermandosi su quella è stata definita una sequenza “magica” che permette al nuovo materiale prima di essere morbido e plasmabile a piacere, salvo poi diventare di una durezza mai registrata prima. Il merito, è la straordinaria capacità di mutazione del materiale divisa in quattro fasi e innescate dalla deformazione, una sequenza che non si era mai vista prima, poiché nei materiali attualmente conosciuti si tratta di fasi separate e distinte, e non in sequenza come in questo caso.

Va da sé che l’utilizzo del CrCoNi apre prospettive immense, ancora tutte da scoprire e comunque distanti per via dei costi di produzione, al momento troppo elevati anche per via della carenza di cromo e nichel. Ma quasi certamente, le prime applicazioni saranno le missioni spaziali più distanti, dove poter contare su una lega che non subisca gli effetti delle temperature bassissime del cosmo può fare una differenza enorme.