SCIENZA - La macchina dei sogni
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C’è chi al mattino non ricorda quasi mai i sogni della notte precedente, e quando capita, spesso si tratta di quelli peggiori. Il fenomeno, legato in particolare alla fase REM, è da tempo studiato dalla psicanalisi, a cominciare da Sigmund Freud, il primo a spingersi verso teorie che spiegano i meccanismi reconditi che innescano ciò che si traduce in sogno.

Ma nessuno, finora, era riuscito in un’impresa considerata al limite del fantascientifico: indirizzare i sogni verso pensieri positivi e benefici per la propria esistenza. Superare questa barriera è da anni l’obiettivo di Adam Jedidiah Haar Horowitz, un ricercatore del MIT, il celebre “Massachusetts Institute of Technology” di Boston, fucina di talenti, idee e invenzioni che spesso hanno cambiato la vita del mondo intero.

Il professore, a capo di un vero “dream team”, ha studiato un guanto battezzato Dormio, che secondo gli studi potrebbe migliorare le fasi del sonno indirizzando le fantasie celebrali, lasciate libere, verso sogni piacevoli e rilassanti.

Il guanto è disseminato di sensori concentrati soprattutto su polso e dita che tracciano il battito cardiaco e registrano la risposta della pelle per meglio individuare le varie fasi del sonno. Nella fase ipnagogica, a metà fra il sonno e la veglia, il guanto diffonde una traccia sonora che spesso è una sola parola, registrando l’eventuale risposta del dormiente.

Dormio, ancora in fase di studio, è stato testato su 50 volontari che hanno confermato di aver percepito lo stimolo sonoro, poco dopo manifestato nei propri sogni. Diversi volontari hanno raccontato di aver sognato dei grossi felini la notte in cui la parola suggerita era “tigre”: ma il vero obiettivo non è tanto questo, quanto piuttosto che l’induzione di sogni rasserenanti migliora l’attività e la capacità di concentrazione durante il giorno, e in un futuro prossimo potrebbe anche essere utilizzata per migliorare doti mnemoniche.