SANREMO - 55 anni fa, la tragedia di Luigi Tenco

La notte fra il 26 e il 27 gennaio del 1967, il Festival di Sanremo vive la pagina più oscura e drammatica della sua lunga storia. Nella camera 219 dell’Hotel Savoy, il cantautore Luigi Tenco si toglie la vita sparandosi un colpo di pistola alla testa: aveva 28 anni. Ufficialmente, il motivo del gesto è l’eliminazione di “Ciao amore ciao”, il brano con cui si era presentato in gara, troppo impegnato socialmente per una platea in cerca di rime baciate sull’amore.

Sono passati esattamente 55 anni da quella notte folle, in cui l’evento canzonettaro più lieve e spensierato di tutti si chiude fra le sirene della polizia e delle ambulanze, seguiti dall’incredibile decisione di non fermare l’edizione numero 17 fino a proclamare Claudio Villa e Iva Zanicchi vincitori con “Non pensare a me”. Titolo involontariamente azzeccato.

Da allora, sulla fine di Tenco si è scritto e indagato tanto, lasciando sul campo supposizioni e sospetti mai svelati del tutto che nel tempo sono diventati libri, film e serie tv.

Tenco era nato il 21 marzo del 1938 a Cassine, nell’alessandrino, figlio di una relazione extraconiugale fra la madre Teresa e il suo datore di lavoro, un discendente della famiglia Micca da cui lavorava a Torino come cameriera. Tornata al paese ancora incinta, Luigi viene riconosciuto dal marito, Giuseppe Tenco. Tempo dopo la famiglia si trasferisce a Genova dove Luigi e suo fratello completano le scuole, ed è proprio nel capoluogo ligure che Luigi si avvicina all’ambiente musicale dove insieme a Lauzi, De André e Paoli darà vita a quella è che ricordata come la “scuola genovese”. Del suo talento si accorge Gian Franco Reverberi, che lo porta a Milano dove Tenco trova prima lavoro come arrangiatore alla “Dischi Ricordi”, quindi incide qualche brano usando diversi pseudonimi.

Nel 1961 esce il suo primo album, che racchiude “Mi sono innamorato di te”, brano considerato una perla assoluta della canzone italiana. Sono anni convulsi, che scivolano via fra il servizio militare e la censura che si abbatte su alcune sue canzoni di denuncia sociale, tema che alterna ad altri brani delicatissimi come “Lontano, lontano”. Ma sono anche gli anni in cui Tenco conosce la cantante francese Dalida, altra artista tormentata che dividerà con lui il palco di Sanremo interpretando “Caio amore ciao”, che come previsto dal regolamento di allora doveva essere cantato da due interpreti diversi.

Per nulla apprezzato dalle giurie, il brano di Tenco non riesce neanche a entrare nella classifica finale: secondo diversi testimoni, Luigi era salito sul palco dopo aver assunto un farmaco e dell’alcol. Gli comunicano l’eliminazione mentre si era addormentato su un tavolo da biliardo, e da quel momento le notizie si fanno confuse.

Secondo la tesi più accreditata, Tenco si rinchiude nella sua stanza all’Hotel Savoy e ha una lunga telefonata con un’amica che sarebbe terminata verso l’una di notte. Un’ora dopo, alle 2:10, Lucio Dalla e Dalida scoprono il corpo senza vita: ha un foro di proiettile nella tempia destra e accanto un foglietto scritto a mano in cui spiega il motivo del gesto.

Ma esiste un’altra teoria, molto più complottista, secondo cui Tenco era da tempo vittima di minacce da parte di qualcuno. Nel 2005, dopo decenni di pressioni e inchieste giornalistiche, la procura di Sanremo dispone la riesumazione della salma per nuovi esami, confermando la tesi del suicidio.

Nel maggio del 1987, anche Dalida si toglie la vita con un’overdose di barbiturici: ci aveva già provato vent’anni prima, un mese esatto dopo il suicidio di Tenco.