
Fa quasi effetto dirlo, ma la situazione pandemica nel nostro Paese migliora così tanto e velocemente che nel giro di poco, questione di giorni, potrebbe cadere il primo obbligo, quello della mascherina all’aperto, seguito a distanza di sicurezza anche da quello dell’uso al chiuso.
Una notizia talmente attesa da non sembrare vera, anche se non tutti sono pronti a esultare. Ad esempio le aziende che hanno gettato al vento le produzioni pre-pandemia per gettarsi a capofitto nelle mascherine, mercato mondiale che finora insieme a guanti e gel disinfettanti ha garantito incassi record. Ma fra le tante, c’è una realtà che – a ragione – può rammaricarsi più delle altre. È la “Airxôm”, un startup di Lione, in Francia, che fuori tempo massimo ha appena lanciato sul mercato la prima e unica mascherina certificata come barriera inviolabile per qualsiasi virus, a cominciare dal famigerato Sars-Cov-2 che ci ammorba l’aria da più di due anni.
Difficile scambiarla per qualche altro modello di mascherina in circolazione, perché la Airxôm è decisamente visibile (130 grammi di peso) e considerata un gradino più su delle semplici chirurgiche o FFP2 che abbiamo imparato a usare quotidianamente. La Airxôm Mask, garantita per 4 anni e in vendita a 300 euro, è definita “un dispositivo portatile di trattamento dell’aria” in grado di decontaminare e purificare l’aria tanto in fase di respirazione quanto di espirazione. Il tutto è reso possibile dalla presenza di un sistema di filtraggio dotato di fotocatalisi con raggi UVA che attraverso delle particelle metalliche interne al filtro, annulla il 99,94% dei virus e dei batteri attualmente conosciuti. A questo si aggiunge una seconda barriera, rappresentata da un filtro aggiuntivo che ha il compito di distruggere le particelle residue. “Allo stato attuale delle cose, siamo gli unici al mondo a poter offrire una protezione totale dal Covid”, ha commentato Vincent Gaston, Ceo e fondatore dell’azienda.
La Airxôm Mask è stata presentata al recente CES di Las Vegas, accompagnata dalle certificazioni di numerosi laboratori indipendenti che l’hanno sottoposta ai test più severi, da cui la mascherina è sempre uscita a pieni voti.
A volerla, in tempi non sospetti, è stato proprio Vincent Gaston, giovane e curioso creativo affetto da fibrosi cistica, che con la collaborazione di un amico, nel 2015 ha iniziato lo sviluppo della sua idea senza ancora sapere che nel giro di qualche anno il mondo intero sarebbe stato costretto a coprire naso e bocca.
Ma adesso, con il virus in ritirata, l’idea della startup di Lione – premiata e selezionata fra le prime 20 di Francia – rischia di restare sugli scaffali.












