
Accidenti: siamo già al 6 di maggio, significa quasi una settimana persa. Ma insomma, c’è tempo a sufficienza per rimediare. Stiamo parlando di maggio, ufficialmente il “mese della masturbazione”, argomento che malgrado metta il sorriso ai più scatenando battutine da bar di periferia, è invece stato sdoganato dalla scienza come esercizio benefico.
E chi sta pensando di aver perso i primi sei giorni di maggio, si stupirà scoprendo che si celebra da oltre vent’anni. Era il 1995, quando la chirurga Jocelyn Elders, a capo del “Surgeon General of the United States”, l’organismo che si occupa della salute degli americani, viene accompagnata alla porta dall’allora presidente Clinton per aver proposto dei corsi di masturbazione nelle scuole. Gli unici posti dove forse non serviva un invito alla pratica amanuense. Una notizia che ai quei tempi basta al “Good Vibrations”, una catena di sexy-shop diffusi in tutti gli States, per proclamare per ogni mese di maggio il “National Masturbation Month”, la giornata ufficiale della masturbazione, per di più accompagnata dal “Masturbate-a-thon”, un evento di masturbazione collettiva in supporto della donna che a costo della propria carriera aveva osato parlare in pubblico della masturbazione, pensando fosse un atto intimo così normale e naturale da rendere utile parlarne con gli adolescenti. Ancora oggi, negli Stati Uniti, secondo un recente sondaggio, si tratta di una pratica abituale per il 95% degli uomini e l’80% delle donne, degnamente accompagnati dal resto del mondo, dove non esiste popolazioni, etnia o tribù che rinunci al piacere di darsi piacere. Un altro studio della “Boston University School of Public Health”, durato fra il 1992 ed il 2016, ha calcolato una media di 21 eiaculazioni al mese negli uomini fra i 40 ed 49 anni.
Una varietà di artigiani che è possibile addirittura dividere in categorie: occasionali, compulsivi, annoiati, eclettici, velocisti, sensuali, pornofili, romantici e adrenalinici.
E dopo decenni in cui generazioni di adolescenti sono cresciuti col timore di “diventare ciechi”, oggi la scienza ha riconosciuto l’autoerotismo come pratica buona e giusta che solo all’apparenza è finalizzata all’orgasmo, quando in realtà è un’esigenza che può nascere per i motivi più disparati: noia, tristezza e gioia.
Gli esperti, per chi ancora sta sorridendo, spiegano che si tratta di una forma di comunicazione ed esplorazione di se stessi, fornisce risposte pratiche sulle proprie prestazioni sessuali e le migliora, aumenta la dose di endorfine ed ossitocina portando sensazioni di benessere, abbassa i livelli di stress, rinforza l’apparato genitale e la qualità dello sperma, riduce il rischio di cancro alla prostata ed ovviamente evita qualsiasi tipo di contagio da malattie a trasmissione sessuale. E come diceva Truman Capote, “Il bello della masturbazione è che non sei obbligato a vestirti elegante”.









