
Si chiama “boomerang”, nasce come strumento di caccia degli arborigeni australiani e ha una caratteristica particolare: torna sempre indietro. Un principio della fisica che ogni tanto si applica anche alla vita reale, come nel caso assai recente di Harry e Meghan, la coppia di transfughi dalla monarchia inglese protagonisti di una docuserie su “Netflix” che oltre ad essere fra i programmi più visti dell’anno, sta facendo discutere molto, soprattutto al di là della Manica.
Nata probabilmente per diventare un’operazione simpatia, la serie divisa in 6 untate sta avendo l’effetto opposto: secondo un recentissimo sondaggio realizzato nel Regno Unito, il 48% degli intervistati si dice nauseato dai modi e gli atteggiamenti dei Sussex. Nel dettaglio, la popolarità del principe Harry, che fra i membri della Royal Family aveva sempre avuto un posto di riguardo nei cuori dei sudditi per la sua fragilità, precipita al 33%, mentre sua moglie Meghan tocca addirittura il minimo storico mettendo insieme il 25%. Peggio di loro fa solo Andrea, l’ormai ex duca di York finito con tutte le scarpe al centro dei traffici di Jeffrey Epstein, il miliardario pedofilo morto suicida.
Per contro, a svettare nei cuori dei sudditi è il più normale William, il futuro re mai sopra le righe, accompagnato dalla sua famiglia perfetta: la moglie Kate, mai un ciuffo fuori posto e men che meno un sorriso negato a qualcuno, e poi la nidiata composta da George, Charlotte e Louis, una batteria di principi e principesse perfettamente addestrati al ruolo che un giorno gli spetterà per diritto dinastico. William mette al caldo il 77% di opinioni positive, sua moglie Kate il 72%.
Su Harry e Meghan, al contrario, “rumors” della stampa britannica danno per certa una fuga di amici e conoscenti dal giro della coppia, compresa gente che conta come Oprah Winfrey, George Clooney e Michelle Obama. Accusati dalla coppia di aver rifiutato di dire la propria in favore di telecamere e per questo allontanati.
Per rispondere al documentario, Buckingham Palace ha deciso di affidarsi ad un portavoce che ha accettato soltanto le domande del “The Times”, smentendo e smontando una dopo l’altra le accuse che saltano fuori nelle sei puntate. Ad esempio la scena ormai celebre in cui Meghan spiega di essersi dovuta documentare su Google per il cerimoniale da rispettare durante gli incontri con la Regina, prontamente smentito dall’inviato della Royal Family, che ricorda la presenza di un manuale ad uso e consumo di chi è destinato ad entrare nel giro familiare, con 30 punti da rispettare che parlano di etichetta, gesti, abiti, inchini e modalità. O ancora il rifiuto che avrebbe ricevuto alla richiesta di poter invitare sua nipote al matrimonio, ancora una volta fatto a pezzi: “Non è stato mai dato alcun consiglio o raccomandazione su familiari e amici da invitare o meno”.
Ma intanto, la prima parte della docuserie ha messo insieme 81,55 ore di visione, svettando al terzo posto delle serie Netflix più viste dopo “Squid Game”, “Stranger Things” e “Wednesday”. Tutto questo mentre è prossima all’uscita la seconda, altri tre episodi che dopo il racconto del fidanzamento e delle nozze, dovrebbero affondare il colpo verso la famiglia, puntando il dito contro le accuse di razzismo, l’atteggiamento distaccato di Kate Middleton e il gelo irreparabile calato fra i due fratelli.
Ma ancora una volta a far rumore è il silenzio di Buckingham Palace, fedele ad uno dei più ferrei insegnamenti lasciati dal Elisabetta II: “Never complain, never explain”. Mai lamentarsi, mai spiegare.








