RICORRENZE - Un giorno da leccarsi le dita
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Dopo le tristezze del Blue Monday, il calendario regala quella probabilmente è una delle giornate più dolci di tutto l’anno: il 5 febbraio, la sacra ricorrenza pagana del World Nutella Day, il giorno in cui il mondo celebra la crema spalmabile di natali piemontesi.

Curiosamente, a ideare la giornata non era stata la Ferrero, colosso dolciario albese, ma Sara Rosso, una blogger americana che nel 2007 aveva capito di essere entrata in un tunnel di dipendenza per cui non esistono terapie. Anzi, a dirla tutta la Ferrero scoperta la nascita della giornata dedicata alla sua crema al cioccolato aveva perfino citato in tribunale la blogger italoamericana per abuso di nome e logo, desistendo quando la notizia era arrivata a migliaia di persone che tutte insieme avevano minacciano di boicottare l’intera gamma dei prodotti. Se ancora oggi si celebra la giornata è per via della marcia indietro dei legali dell’azienda albese, alla fine ben contenta di celebrare il proprio prodotto di punta, diventando nel 2015 la legittima organizzatrice della giornata.

Giunta al mezzo secolo di vita nel 2014, la Nutella continua a proliferare ovunque nel mondo ci sia un punto vendita alimentare: secondo dati che sfiorano la leggenda, nove stabilimenti intorno al mondo ne sfornano 500mila tonnellate all’anno, quanto basta per accontentare appena i vasetti che ogni 2,5 secondi si vendono da qualche parte, mentre mettendo in fila tutti quelli consumati ogni anno si potrebbe fare un paio di giri della Terra.

Fenomeno sociale e di costume, la Nutella nel tempo è entrata nel mondo della letteratura (“Nutella Nutellae”, di Riccardo Cassini), della musica (“La Nutella di tua sorella”, di Ivan Graziani e Renato Zero) e del cinema (una scena per tutte? Nanni Moretti in “Bianca”), così come in quello economico quando l’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), la citò come “esempio di prodotto che crea valore a livello globale”. Per finire con qualche esagerazione che non manca mai, come la coppia francese che anni fa si era imbarcata in una lunga battaglia legale con la giustizia transalpina perché a tutti i costi voleva imporre il nome Nutella alla loro bimba appena nata. Finirono per chiamarla Ella, e forse ancora oggi la fanciulla ringrazia il cielo, pensando agli sfottò che si è risparmiata.

Difficile, che di tutto questo clamore potesse averne una lontana idea di Pietro Ferrero, tenero pasticcere di Alba che durante la seconda guerra mondiale aveva ideato il giandujot, un dolce da tagliare a fette in cui buona parte del cioccolato – razionato per motivi bellici – era sostituito da zucchero e nocciole delle Langhe. Malgrado la miseria, il dolce diventa un successo che nel 1951 si trasforma nella Supercrema, questa volta spalmabile e venduta in barattoli di grandi dimensioni. Per arrivare a quella che oggi conosciamo come Nutella bisogna aspettare il 1963, quando Michele Ferrero, figlio di Pietro, modifica la composizione della crema, adotta il nuovo nome mutuando il termine inglese Nut (nocciola) con l’aggiunta del suffisso ella per rendere la parola più pratica, simpatica e internazionale, ma soprattutto avvia la commercializzazione in tutta l’Europa. Arriva prima in Germania seguita pochi mesi dopo dalla Francia: da lì a coprire il mondo intero è un attimo.

Oggi, la Nutella è diventato brand che trasuda Made in Italy, moltiplicato nei Nutella Cafè (a Chicago e New York) e nell’idea ancora in fase embrionale di Hotella Nutella, esperimento di albergo a tema nella Napa Valley californiana che per ora resta unico. Per celebrarne la giornata è sufficiente accodarsi ai milioni di persone che ogni anno, il 5 febbraio, postano foto, video, poesie, frasi e aforismi sui social e sulle pagine ufficiali dedicate al World Nutella Day. O forse è sufficiente aprire un barattolo, infilare due dita fino a toccare il fondo e capire perché – come recita una delle migliori frasi che circolano in rete – la data di scadenza su un barattolo di Nutella è del tutto inutile: basterebbe scrivere “tentate di farla arrivare a domani, se ci riuscite”.