RICORRENZE - Ssst!, è la giornata mondiale del sonno...
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Per chi si fosse appena svegliato, un consiglio: torni a letto. Il 18 marzo è la Giornata Mondiale del Sonno, che non è esattamente un invito a prendere un giorno di ferie, staccare i telefoni e rimanere tutto il giorno fra le lenzuola, ma il modo scelto nel 2008 dalla World Association Medicine per ricordare l’importanza e i benefici di un sonno buono e salutare, alzando il livello di attenzione sui tanti disturbi che purtroppo si legano al riposo notturno. Secondo alcune stime, un problema che nei soli Stati Uniti incide sui costi della sanità per 400 miliardi di euro all’anno, che diventano 138 in Giappone, 60 in Germania, 50 in Regno Unito e 21 in Canada. Ma rappresentano soprattutto una questione all’apparenza banale e troppo spesso sottovalutata che influisce in modo pesante sulla salute generale, con conseguenze dirette sul metabolismo, il sistema cardiocircolatorio e quello neurologico.

Ma il sonno è anche un problema che in genere si tenta di risolvere affidandosi a rimedi proposti come risolutivi. Lo testimoniano i dati dell’e-commerce, con il 200% in più sull’acquisto di cuscini, piumini, farmaci e gadget contro l’insonnia, quasi mai risolutivi.

In Italia, in base ai dati “BVA Doxa”, un italiano su tre dorme un numero insufficiente di ore, che secondo la World Sleep Society per gli adulti dovrebbe oscillare fra le 7 e le 9 ore. E ancora peggio, secondo uno studio pubblicato della è andata durante la pandemia, quando il 55,32% di tremila soggetti fra i 18 ed gli 82 anni interrogati attraverso un questionario, lamentava una ridotta qualità del sonno con conseguente aumento del livello di stress e depressione nella fase più acuta e preoccupante della quarantena. Molto, spiegano gli esperti, si lega all’uso massiccio e smodato di apparecchi elettronici come smartphone, computer e tablet, che attraverso la luce emessa hanno il potere di trarre in inganno i meccanismi neurofisiologici che regolano il sonno e la veglia.