QUARANTENA - #BearHunt, la caccia all'orso di peluche

Dopo gli arcobaleni di “andrà tutto bene”, c’è una nuova, piccola grande idea che sta iniziando ad attraversare il mondo. Ovviamente accompagnata da un hashtag diventato virale - #bearhunt - è una caccia all’orso, ma nel senso meno violento che ci sia. Gli orsacchiotti verso cui è aperta la caccia sono semplici peluche che dall’Oriente all’Europa, passando per gli Stati Uniti, chiunque può sistemare dietro i vetri di una finestra. Il risultato, nel giro di poche ore, sono centinaia di migliaia di peluche di ogni forma e grandezza, che spuntano dai vetri di palazzi, villette e casolari di campagna: tra i tanti ad aver aderito anche Jacinta Harden, la premier neozelandese, che ha esposto un orsacchiotto da una finestra del palazzo presidenziale di Wellington, dove come miliardi di persona attende la fine della pandemia insieme al compagno e la loro piccola, Neve.

L’idea, nata in Nuova Zelanda per volontà della scrittrice Annelee Scott, si ispira idealmente a We going on a bear hunt (A caccia dell’orso, nella versione italiana), un libro illustrato per bambini scritto nel 1989 da Michael Rosen, amatissimo poeta e romanziere inglese che in queste settimane sta combattendo la sua battaglia contro il coronavirus dal letto del reparto di terapia intensiva di un ospedale britannico. L’orsacchiotto, oltre a servire da incoraggiamento a Rosen, vuol essere anche un modo per tenere occupati i più piccoli attraverso una caccia all’orso che una sola regola: si può fare solo dalle abitazioni dove trascorrono l’isolamento, sbirciando le finestre dei vicini. Ma l’effetto che nessuno si aspettava è che ogni giorno di più trovare gli orsacchiotti diventa difficile, perché nascosti e mimetizzati fra tende, vasi e piante.

“We going on a bear hunt”, considerato un vero capolavoro della letteratura per l’infanzia, racconta la vicenda di una famiglia che parte alla ricerca di un orso, ma dopo aver attraversato boschi, fiumi, fango e neve, è l’orso a trovare loro.