
No, non stiamo parlando di chi si stona di alcolici nei concerti rock. O forse sì, anche di loro, visto che in fondo il discorso è lo stesso: capire quanto il vino e la musica siano legati fra loro più di quanto si immagina. È su questo che si sono concentrati gli sforzi di un team di psicologi cella “Heriot-Watt University” di Edimburgo, in Scozia, che si sono messi in testa la meravigliosa idea di capire quanto un calice di rosso, bianco o rosato possano aiutare la musica ad arrivare nel profondo dell’anima. E viceversa.
“Quando si ascolta musica, questa rappresenta più di una semplice azione delle onde sonore che raggiungono il timpano. Piuttosto, quando le note colpiscono la corteccia cerebrale, il cervello le interpreta innescando dati e informazioni correlati – spiegano gli autori dello studio - ad esempio, ascoltando ‘Sgt Peppers Lonely Hearts Club Band’ dei Beatles, porta a pensieri relativi agli anni '60, agli hippy, al flower power, alla guerra del Vietnam e così via”.
La capacità della musica di accendere aspetti della conoscenza ha implicazioni su atteggiamenti e comportamenti. Nel corso di uno studio del 1997, in supermercato è stata trasmessa di contino musica francese senza spiegare nulla ai clienti. Ma è bastato l’uso di fisarmoniche per dare in chi ascoltava sensazioni di ‘francesità’. Il lato più interessante della ricerca è confrontando a fine giornata gli scontrini emessi, le vendite di vini francesi erano praticamente raddoppiate.
L’esperimento ha portato la curiosità in avanti: guidata dalla musica, la mente potrebbe influenzare le percezioni attraverso il senso del gusto? Alcune ricerche avevano dimostrato che, innescando pensieri e sentimenti giusti, la musica possa avere un impatto su ciò che stiamo degustando.
La squadra è partita da una semplice constatazione, che è anche un esperimento alla portata di tutti: sorseggiare un bicchiere di vino ascoltando due diverse melodie. È assai facile che il sapore avvertito dalle papille gustative sia differente, anche se il vino resta sempre lo stesso. Al test in grande stile sono state sottoposte 250 persone adulte a cui sono stati assegnati un bicchiere di rosso, un Cabernet Sauvignon, o un bianco, uno Chardonnay, che avevano semplicemente il compito di sorseggiare cambiando cinque stanze insonorizzate, in quattro delle quali venivano proposte musiche diverse, tranne una lasciata in silenzio. Al termine, il team di psicologi ha chiesto ad ognuno dei partecipanti di descrivere il sapore del vino, arrivando ad un risultato davvero straordinario: per il 60% di loro, il gusto era cambiato in base alla melodia ascoltata nelle varie stanze.
Scendendo nel dettaglio, sono state le sensazioni del Cabernet a risentire maggiormente dei suoni forti, mentre quello Chardonnay si è spostato seguendo le melodie vivaci. Al 32% di chi ha sorseggiato il rosso ascoltando musiche di rock pesante, il vino è sembrato decisamente “corposo”, mentre a chi è stato sottoposto a musica classica, più elegante e rilassata, ha definito con l’aggettivo “raffinato” il bicchiere di Cabernet. I sorseggiatori di bianco, al contrario, hanno trovato lo Chardonnay “pastoso e morbido” quando era accompagnato da musica riposante.
Numeri che non possono fare pensare ad una causalità, portando alla conferma della teoria iniziale, anche se lascia in dote un dilemma “marzulliano”: è la musica che influenza le sensazioni del vino, o il vino a mutare in base all’intensità delle onde sonore che lo attraversano?









