
“Un giorno senza sorriso è un giorno perso”. A dirlo era stato un vero maestro del buon umore, Sir Charlie Chaplin, uno dei più leggendari attori di ogni tempo, capace di divertire intere generazioni. Una frase, la sua, che in qualche modo sarebbe diventata il tema di uno studio internazionale che ha coinvolto scienziati di ogni parte del mondo, radunati sotto il nome “The Many Smile Collaboration” e con l’obiettivo comune di dimostrare il potere salvifico di un sorriso.
Tecnicamente viene definito “feedback emotivo”, e a conti fatti ha dimostrato che sorridere, anche per finta, migliora la vita. Fra i primi a rendersene conto anche Charles Darwin, il celebre autore delle teorie dell’evoluzione che aveva intuito il potere salvifico del sorriso, a cui nel 1872 aveva dedicato il volume “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali”, indagando sul gesto forse più universale che c’è, uno dei pochi a non conoscere confini e barriere linguistiche e culturali, che fa parte della “programmazione” del genere umano: non si impara a sorridere, perché è uno dei risultati del processo evolutivo che fa parte del bagaglio di ognuno. In pratica, nasciamo e cresciamo provando gioia nel sorridere, al punto che sforzarsi di farlo può comunque aiutare a superare un momento no.
Esattamente il principio del “feedback facciale”, una teoria di cui per lungo tempo si è dibattuto, dividendo in due correnti di pensiero la comunità scientifica. Esattamente anche il fulcro dell’esperimento che voleva dimostrare quanto stimolare il sistema nervoso periferico sia un metodo infallibile di influenzare le emozioni. Come accennato, il team ha predisposto alcuni test in realtà ideati alla fine degli anni Ottanta da tre psicologi americani e poi diventati lo standard per numerosi esperimenti simili: il più conosciuto consisteva nel chiedere ad alcuni volontari di leggere vignette umoristiche e valutare il grado di divertimento che provocavano. Ma con un’aggravante in più: nel primo caso, tenendo una penna a sfera fra i denti, per simulare quanto più possibile un sorriso, nel secondo di stringerla solo con le lebbra, per rendere più difficile il gesto di sorridere.
Secondo gli studi, coloro che erano costretti a simulare un sorriso, con la penna fra i denti, avrebbero dovuto esprimere giudizi più favorevoli alle vignette, al contrario di quelli a cui invece il sorriso era inibito. Beh, è andata proprio così, dimostrando che anche se tirato, poco convinto o sforzato che sia, sorridere migliora l’esistenza.
Il nuovo studio, ideato da Nicholas Coles, professore di psicologia all’Università di Stanford, ha preso in analisi tutte le repliche del celebre esperimento con l’idea di confermare o smentire una volta per tutte una teoria che ancora prestava il fianco ai miscredenti, ma aggiungendo nuovi e più aggiornati test. La ricerca ha coinvolto 21 centri di ricerca in tutto il mondo, con 3.800 volontari di 19 Paesi diversi sottoposti ad una parte dell’esperimento appena citato, ma con l’aggiunta di un nuovo passaggio. Quindi, nel primo caso, i volontari dovevano tenere la penna a sfera fra i denti simulando un sorriso, nel secondo dovevano invece imitare l’espressione sorridente di un attore in alcune foto, e nel terzo scegliere fra sorridere o mantenere un’espressione neutra. Al termine, il compito era di risolvere un problema matematico assai semplice rispondendo di seguito ad un questionario di autovalutazione ansia e gioia, il vero fulcro del testa. Ad ottenere i risultati migliori sono stati i soggetti che hanno scelto di sorridere, senza la costrizione della penna in bocca.
Lo studio, ha ammesso il team sulle pagine di “Nature Human Behaviour”, non può essere considerato definitivo, ma comunque una dimostrazione tangibile di come sorridere abbia aumentato gli effetti di uno stimolo emotivo, confermando anche che i “facial feedback” sono uno dei tanti fattori che compongono le emozioni. Il consiglio, comunque vada del tutto innocuo, è di sorridere ogni mattino allo specchio per qualche secondo. Forse non basterà per avere giornate sempre splendide, ma aiuta ad affrontarle.








