PSICOLOGIA - Christmas Blues, la depressione natalizia

Sarà che a Natale è quasi un obbligo di legge essere felici e sentirsi positivi (non per questioni di tamponi), ma le feste di fine anno si traducono in un aumento esponenziale di gente costretta a chiedere un supporto psicologico, perché ad essere felice d’ufficio proprio non ci riesce.

A parte chi odia il Natale perché svilito a operazione commerciale, e chi invece finisce nel vortice depressivo perché spesso c’è di mezzo la sensazione di dover tirare le somme ad un anno che magari non è stato spettacolare, oppure c’entra la mancanza di una persona cara o difficoltà economiche che non permettono di viverlo come si vorrebbe, o ancora si torna con i ricordi alle feste di quando si era bambini, molto più facili e spensierate, o ancora la dose di stress dei regali e della spesa che si aggiunge a quello normale. Ma la noia, la tristezza e la mancanza di motivazione aumentano con il passare dei giorni, come in un calendario dell’avvento della malinconia che raggiunge il culmine proprio il 25 dicembre.

Nulla che non sia conosciuto e studiato: si chiama Christmas Blues, ed è descritta come una forma di depressione emotiva temporanea che si attenua man mano che le lucine degli addobbi si spengono.

Ma c’è un modo per combatterla e tentare di vivere il Natale per quello che ancora è: un’occasione per ritrovare se stessi e chi si ama.

I consigli degli esperti iniziano dal tentare di scacciare i pensieri negativi concentrandosi sugli aspetti al contrario positivi, passando poi per lo sforzo di razionalizzare gli obblighi, come ad esempio fare un elenco dei regali da fare e dove trovarli, per evitare sprechi di tempo. Un ottimo antidoto è tentare di ritrovare i riti dell’infanzia, magari preparando un dolce o dedicarsi un pomeriggio in compagnia di qualcuno che sappia farci stare bene.

L’importante è non isolarsi, non rifiutare a priori tutti gli inviti e chiudersi, così come mantenere il ciclo del sonno abituale e non esagerare a tavola. E soprattutto capire che si tratta di pochi giorni, poi tutto tornerà normale. O quasi.