POST-COVID – L’Italia torna a tavola, con tanta voglia di fare

La cabina di regia guidata dal premier Mario Draghi ha deciso: l’andamento della pandemia nel nostro Paese permette di programmare una scaletta di riaperture che profumano di ritorno alla libertà, quel concetto perso all’improvviso quasi un anno e mezzo fa.

Dopo il posticipo del coprifuoco (per adesso dalle 22 alle 23), e la riapertura di centri commerciali e mercati anche nel fine settimana, il 1° giugno tocca al settore della ristorazione, uno dei più devastati dall’emergenza sanitaria. Una decisione accolta con soddisfazione da Coldiretti, che annuncia un’estate da 30 miliardi di euro per i 360mila fra bar, ristoranti, pizzerie ed agriturismi sparsi lungo tutta la Penisola.

A beneficiarne è a cascata l’intero sistema agroalimentare, con ben oltre un milione di chili di vino e cibi invenduti dall’inizio della pandemia. Si stima che 330mila tonnellate di carne bovina, 270mila tonnellate di pesce e frutti di mare e circa 220 milioni di bottiglie di vino non siano arrivati nell’ultimo anno sulle tavole dei locali costretti ad un logorante stop and go, senza la possibilità di programmare gli acquisti anche per prodotti fortemente deperibili. La drastica riduzione dell’attività ha pesato sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura, che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato e ad essere stati più colpiti sono i prodotti di alta gamma.

Al risultato economico ed occupazionale si aggiunge la salvezza delle specialità dell’enogastronomia locale, dai formaggi ai salumi fino ai dolci che rischiavano di scomparire per la mancanza di sbocchi di mercato con l’assenza di turisti e la chiusura di ristoranti e agriturismi. Il via libera del Governo era atteso anche per sostenere il turismo nazionale e straniero dopo lo stop alla quarantena da Paesi UE dell’area Schengen, da Gran Bretagna e da Israele oltre ai voli Covid free dagli Stati Uniti. Il cibo è diventato la voce principale del budget delle famiglie in vacanza in Italia, con circa un terzo della spesa di italiani e stranieri destinato alle tavole di ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi, ma anche per street food o specialità enogastronomiche. Il capitolo food rappresenta per molti turisti la principale motivazione del viaggio in Italia, unico Paese al mondo che può contare primati nella qualità, nella sostenibilità ambientale e nella sicurezza della produzione agroalimentare.

Con il via libera ai pasti al coperto a pranzo e cena riaprono circa 180mila realtà della ristorazione lungo la Penisola che non dispongono di spazi all’aperto. Le maggiori difficoltà si sono registrate nei centri urbani stretti tra traffico ed asfalto, con perdite di fatturato stimate in 3,5 miliardi al mese che con l’allentamento del coprifuoco possono essere recuperati. Complessivamente, nell’attività di ristorazione sono coinvolte 70mila industrie alimentari e 740mila aziende agricole, per un totale di 3,6 milioni di posti di lavoro. È la prima ricchezza dell’Italia: 538 miliardi, pari al 25% del Pil nazionale.