
Primo: non era destinata al trono. Nata a Londra, in Bruton Street, dove oggi c’è un ristorante cinese, Elisabeth Alexandra Mary viveva serenamente da principessa fin quando la morte di suo nonno, re Giorgio V, finì per scombussolare le carte. Lo zio Edoardo VIII sale al trono, ma meno di un anno dopo abdica per amore dell’americana Wally Simpson. A quel punto, la corona passa di diritto a suo fratello Alberto, salito al trono come Giorgio VI: il padre di Elisabetta. Il resto, inizia il 6 febbraio 1953, quando dopo l’improvvisa morte del padre, timida e un po’ riluttante, Elisabetta viene incoronata a Westminster: ha 27 anni, è sposata da 6 con il Principe Filippo di Grecia e Danimarca che le ha già dato due dei quattro figli concessi dal destino. Quelli che qualche decennio dopo diventeranno croce e delizia della monarchia e pane fresco per le pagine di gossip dei tabloid di tutto il mondo.
Secondo: comunque sia andata, quel giorno del 1953 è diventato il primo capitolo di una storia infinita che si sta celebrando nel Regno Unito in questi giorni, con il “Platinum Jubilee”, i 70 anni di regno. Celebrazioni che hanno il sapore agrodolce di un addio che ormai si avvicina, perché sanno tutti – ma nessuno lo dice - che sarà onestamente difficile per Elisabetta celebrare un altro decennio di regno.
E dire che non era destinata a questo, ma si è adattata, e anche in fretta: come tutti gli eredi al trono, Elisabetta non ha potuto andare a scuola, affidando istruzione ed educazione a tate e precettori privati, non ha passaporto e neanche patente ma regna su 150 milioni di sudditi e davanti ai suoi occhi ha visto transitare 14 premier inglesi, 13 presidenti americani e 6 Papi, rilasciando una sola intervista alla BBC nel corso del suo lungo regno. Una sfilata di gente, funerali e di scandali più o meno grandi che nel tempo hanno fatto urlare alla fine della monarchia, che lei ha sempre gestito con pugno fermo, senza mai scomporsi, lasciando che il tempo sistemasse tutto con perfetto aplomb inglese: dai problemi creati da Lady Diana alla scomoda presenza di Camilla, per arrivare ad Andrea, lo scavezzacollo beccato a mettere il pisellino dove non doveva, per finire con Harry e sua moglie Meghan, che hanno rinunciato a tutto pur di stare lontani dai veleni di corte.
Ma tutto passa e va, mentre lei è sempre rimasta, fedele nei secoli, perché Elisabetta è di più, molto di più: un simbolo vivente la cui immagine è passata ovunque, dalle monete a francobolli, banconote, strofinacci, tazze, boccali e perfino una celebre copertina dei Sex Pistols. Con i suoi abitini colorati, un raro senso dell’umorismo e poche passioni a cui ha dovuto rinunciare pian piano, su consiglio dei medici.
“È il suo essere apparentemente ordinaria, l’umiltà e il rifiuto a muoversi al passo con i tempi nel suo modo di vestire o nelle sue routine a renderla ancora più di un punto fisso””. Sono le parole usate da Roger Michell, regista di “Elizabeth, a portrait in parts”, un documentario che lo scorso maggio ha fatto una fugace apparizione nei cinema per poi essere trasmesso dalla Rai qualche sera fa, in occasione delle celebrazioni, e ancora oggi visibile su “RaiPlay”.
Utilizzando gli archivi come una time-machine, Michell – regista premio Oscar che ha messo la firma su successi come “Notting Hill”, scomparso nel 2021 a 65 anni – ha costruito una serie di ritratti e versioni della donna e dell'icona andando avanti e indietro nei decenni, campionando musiche e raccogliendo un po' di storia sociale lungo la strada.
LA TRAMA
L’ultimo film di Roger Michell incanta per l’abilità con cui ha saputo montare veri e propri pezzi da collezione. Utilizzando immagini di repertorio che attraversano decenni, dagli anni ’30 al 2020, Michell regala un ritratto celebrativo e irriverente della regina Elisabetta, donna icona del nostro secolo, nell’anno del suo Giubileo.
Il film racconta con filmati d’archivio il dietro le quinte della vita della grande regina: gli incontri con Nixon per il tè, mentre un principe Carlo di 8 anni le gira intorno in estasi, il momento successivo all'Incoronazione in cui, giovane ed euforica, scendendo dalla carrozza fa quasi cadere la corona o ancora un filmato dove, adolescente, balla libera e felice prima di assumersi la responsabilità che la consegnerà alla storia. Un tour cinematografico su e giù per i decenni: giocoso, poetico, divertente, disobbediente, ingovernabile, affezionato, inappropriato e birichino. Una celebrazione: quella che Elisabetta si è meritata in pieno.
LA SCHEDA DEL FILM
Regia: Roger Michell
Produttori: Samantha Allwinton, Kevin Loader, Rebecca O’Connor Thompson, Emily Thomas, Peter Touche
Montaggio: Joanna Crickmay
Musiche: George Fenton
Produzione: Lucky Red, in associazione con 3 Marys Entertainment















