PET - Il lungo viaggio di Pingu

Quando Harry Singh e sua moglie, durante una passeggiata, hanno visto quello che sembrava un pinguino in riva al mare, hanno pensato ad un giocattolo abbandonato da qualche bambino. Ma all’improvviso il pinguino si è mosso, lasciando i coniugi Singh e gli abitanti di Birdlings Flat, in Nuova Zelanda, con la bocca aperta. Pinguini da quelle parti non ce ne sono, come hanno confermato i veterinari giunti poco dopo sulla spiaggia, che hanno individuato l’esemplare in un “pinguino di Adelia” (Pygoscelis adeliae), specie che ha il suo habitat naturale sulle coste dell’Antartide, a oltre 3000 km di distanza.

“Pingu”, com’è stato ribattezzato, ha ricevuto le cure in un centro specializzato, dove è stato reidratato e nutrito, per essere poi portato su una spiaggia sicura sulla penisola di Banks, da dove gli esperti sperano possa decidere di tornare verso la sua colonia.

Ma il fenomeno inizia a preoccupare gli esperti, perché quello di Pingu è il terzo avvistamento avvenuto in Nuova Zelanda di pinguini dell’Antartide e potrebbe essere il segnale di qualche cambiamento nell’ecosistema dell’oceano che induce sempre più esemplari a imbarcarsi in un viaggio lungo e pericoloso.

Secondo Philip Seddon More, professore di Zoologia dell’Università di Otago, Pingu era probabilmente “un pinguino di giovane età, trascinato fino alla Nuova Zelanda dalle correnti oceaniche dopo essersi allontanato troppo dall’Antartide. Nonostante la popolazione dei pinguini di Adelia abbia la caratteristica di essere stanziale, i cambiamenti nel loro comportamento potrebbero essere segnali di una crisi grave dell’ecosistema in cui vivono. Tutte le specie di pinguini sono come sentinelle del mare: quando stanno male, danno segnali precoci, come i canarini nelle miniere”.