PET - Finita la pandemia, cresce l'abbandono dei cani

“Quando tutto questo finirà saremo diversi”. È il mantra che tutti si ripetevano nei mesi più duri della pandemia, forse solo la speranza che l’umanità imparasse davvero una lezione dai pericoli e da quanto sia reale la teoria secondo cui il battito d’ali di una farfalla è in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo.

Secondo il rapporto “Coop 2020”, in quei mesi 3,5 milioni di italiani, attanagliati dalla malinconia e dalle tante giornate chiusi in casa, hanno dato fondo a canili e gattili adottando un cucciolo. Era diventata un’esigenza, un amico in più per i bambini, una presenza capace di rasserenare la convivenza, sensazione che spesso è bella sulla carta ma si trasforma in pesantezza quando diventa forzata e soprattutto lunga.

Tutte parole, anzi balle, direbbe qualcuno. L’Enpa, l’Ente Nazionale Protezione Animali, ha appena lanciato l’allarme: da una media del 2020 di meno di 10 cani rimasti nelle gabbie dei canili, cifra considerata il minimo storico, i numeri sono tornati a salire in modo inversamente proporzionale all’allentarsi delle misure anticontagio.

Ma non basta: fra luglio e agosto, le richieste di “cessione” ai canili sono aumentate a dismisura, con una media di un cucciolo al giorno rispedito al mittente, o peggio ancora abbandonato al suo destino, nel modo più incivile e inumano possibile. Perché tanto la pandemia era finita, e non servivano più.

Non è neanche di grande consolazione sapere che non si tratta di fenomeno soltanto italiota, ma che colpisce altri Paesi altrettanto “civilizzati”, se ancora il termine può avere un senso. In Francia, la “Société Protectrice des Animaux”, passa il tempo a recuperare cani e gatti abbandonati o restituiti da chi non sa più che farsene, perché ormai può uscire di casa senza pericoli e di una bocca in più da sfamare non sa che farsene.

Lo stesso sta accadendo a New York, dove conclusa l’ondata di adozioni, all’ACC (Animal Care Centers) non bastano più le gabbie per riprenderli tutti. Tanti raccontano di non avere più i soldi per mantenerlo, ma è più una scusa per trovare una giustificazione: neanche l’offerta di pasti per animali consegnati a casa e la possibilità di cure veterinarie gratuite riesce a far cambiare idea.