2025 - Un leggero senso di ottimismo attraversa gli italiani

Si è chiuso un anno impegnativo, diciamo così, e se ne apre un altro che è onestamente difficile immaginare lastricato di fortune. Anche nel futuro che è ormai indicativo presente restano vive le preoccupazioni dello scorso anno: le guerre, l’arrivo di Donald Trump che promette di fare e disfare a piacere, l’avvento dirompente dell’Intelligenza Artificiale, il clima sempre più imprevedibile, l’Europa che ancora deve decidere cosa voler essere da grande. E questo per restare in campo internazionale, anche perché su quello nostrano non è che le cose vadano molto meglio: dalla contrazione del Pil a diversi settori che minacciano crisi, la situazione è tutt’altro che semplice, ma almeno resta una consolazione: il 2025 potrebbe essere un anno senza elezioni e campagne elettorali. Il Viminale ha spostato al 2026 le amministrative del prossimo autunno.

Ma malgrado i motivi per tenere alta la guardia ci siano tutti, secondo un recentissimo sondaggio dell’Ipsos, società di ricerche e consulenza francese, fra le file degli italiani cresce – anche se modestamente – il numero degli ottimisti, quelli secondo cui siamo un popolo che può farcela.

Fra le priorità del 2025, indicate dagli intervistati, svettano l’economia e il lavoro (54%), seguiti dalla sanità (35%). A ruota arriva il resto, degno di nota anche se giù dal podio: la tenuta del potere d’acquisto, l’ambiente, l’immigrazione e la sicurezza.

Ma alle preoccupazioni su scala nazionale, si aggiungono quelle che gli italiani toccano più da vicino, legate al proprio territorio di residenza. Un capitolo che parte dalla necessità di migliorare le infrastrutture esistenti, spesso obsolete e pericolose e la mobilità, con una sola voce che si ripete ad ogni livello: l’ambiente.

Il pessimismo sale quando si parla di economia, con un 35% convinto che la situazione peggiorerà ed un 20% che pensa l’esatto opposto: le cose andranno meglio. Ma finisce quasi in parità la domanda su come gli italiani immaginano la situazione guardando ai prossimi tre anni, con gli ottimisti al 32% ed i pessimisti al 31. Un dato che stupisce non poco, visto che è la prima volta da un bel po’ di anni che gli italiani compatti non vedono soltanto buio profondo. Ma si torna allo stato depressivo se invece si immagina la propria situazione economica nei prossimi sei mesi, con una netta vittoria dei pessimisti.

Tornando a parlare delle preoccupazioni di stampo internazionale, il 70% degli italiani intervistati è in apprensione per il conflitto in Medio Oriente: per le conseguenze umanitarie (32%), per il temuto allargamento del conflitto ad altri Paesi (29%) e per il timore che questo porti ad una nuova stagione di attentati terroristici nel cuore dell’Europa.

Ma anche la guerra in Ucraina è fonte di cruccio per il 77% degli interpellati, passato dal timore di aumenti spropositati del costo dell’energia al possibile allargamento del conflitto a Paesi sempre più vicini a noi. Nel complesso, una guerra ormai troppo lunga ha portato gli italiani verso un senso di stanchezza, unito alla speranza che possa chiudersi quanto prima. Ma se il 35% si schiera dalla parte dell’Ucraina, il 57% evita di prendere posizione e l’8% sposa le regioni della Russia.