NIGHLIFE – Da New York la moda dei «Mocktail», i cocktail senza alcol
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Ma chi l’ha detto che una serata, per dirsi riuscita, ha bisogno di abbondanti dosi di alcolici? Per mesi, è stato il pensiero che ha fatto il nido nella mente di Elizabeth Gascoigne, 24enne newyorkese abituata alla nightlife della Grande Mela, ma con un piccolo problema in più: essere uscita dal tunnel dell’alcolismo e voler fare di tutto per non cascarci nuovamente. Ma le occasioni per bere, in una città in perenne movimento come New York, non mancavano, e per Elizabeth uscire significava ogni volta indursi in tentazione, temendo che sarebbe stata soltanto questione di tempo prima di ricascarci. L’alternativa era rintanarsi in casa rinunciando alla sua vita da socialite, ma non era ciò che si augurava: 24 anni non tornano, ed è meglio goderseli.

Dopo mesi, il tormento di Elizabeth si è trasformato in un’idea che sta letteralmente cambiando le notti di New York. Si chiama “Absence of Proof”, ed è un cocktail bar nel cuore di Chlesea, fra la 9a e la 13a, che ogni sera si riempie di giovani, sempre più convinti da una lista di “Mocktail”, cocktail dove non mancano quelli più celebri e celebrati, dal “Margarita” alla “Caipirinha”, con due particolarità che li rende unici: essere rigorosamente senza alcol, ma con l’aspetto e il sapore a cui si è abituati. Tanto che in molti dubitano che l’alcol non ci sia davvero.

“New York è città decisamente incentrata sulle feste: amo l’energia della notte, ma quando ho deciso di smettere di bere per motivi di salute e per migliorare la mia vita, mi sono detta: ‘non credo di essere l’unica a sentirmi così’. E se provassi a organizzare feste senza alcol e vedere se la gente viene?”.

E la gente è andata, facendo crescere la curiosità intorno ad uno dei primi locali “alcohol free” di cui si abbia notizia nella notte newyorkese, ma che non si limita a servire succhi di frutta in bottiglietta o frullati formato famiglia.

Un successo tale che l’Absence of Proof è diventato un caso, ma soprattutto l’apripista di un concetto che il New York Times ha definito “sballo-sobrio”, mettendo insieme due termini esattamente agli antipodi per significato. Un movimento trasversale, ribattezzato “sober curious”, che chiede di rimettere in discussione il consumo di alcol, soprattutto negli Stati Uniti un problema sociale difficile da risolvere, ma che da 10 anni a questa parte fa segnare un profonda inversione di tendenza fra i più giovani.