
Dei disciolti “One Direction”, l’unico ad aver messo insieme una carriera da solista degna di nota è Harry Styles. Nel 2017, quando la boy band che faceva impazzire il mondo ha annunciato una pausa di riflessione, lui è uscito con il primo album solista, raggiungendo i primi posti delle classifiche in 30 Paesi diversi.
Nato a Redditch, nel Worcestershiore, Harry era un tranquillo adolescente inglese appassionato di musica quando nel 2010 viene selezionato alle audizioni di “X Factor” versione UK. Grazie al fiuto dei produttori discografici lo inseriscono all’interno di un gruppo maschile creato a tavolino, replicando l’esperimento già messo in pratica con successo anni prima con le “Spice Girls”. È il successo: dal 2010, i “One Directions” mettono insieme una carriera lampo – sei anni in tutto – in cui vendono 50 milioni di album dando il “sold out” ovunque si esibiscano.
Grande sostenitore della comunità LGBT, dell’uguaglianza di genere e attivista per il controllo delle armi negli Stati Uniti, Styles è stato capace di un carpiato artistico che difficilmente riesce con altrettanta leggerezza. C’era riuscito Robbie Williams uscendo dai “Take That”, ma anche se non si parla di milioni di anni fa, erano tempi diversi. Oggi, in un mercato discografico così onnivoro e liquido, cambiare marcia in corsa non è roba da tutti.
Domande che si sono fatti anche alla “Texas State University Honors College” di San Marcos, al punto da dedicare al caso Harry Styles un serissimo corso di studi in cui analizzare nel dettaglio la camaleontica capacità dell’idolo della “Gen Z” di uscire da una boy band in cui non contava il singolo ma il gruppo, e inventarsi una carriera solista da star di prima grandezza.
Il corso, intitolato “Harry Styles and the cult of celebrity: identity, Internet, and European pop culture”, promette l’analisi della carriera musicale, a cominciare dalle influenze da lui stesso più volte dichiarate (Pink Floyd, Beatles, Rolling Stones, Fleetwood Mac, Freddie Mercury e i Queen), ma prestando anche grande attenzione all’immagine pubblica, portata avanti sposando un look che si ispirano chiaramente alle battaglie sociali in cui Harry è impegnato.
La Honors University texana non è nuova a questo genere di corsi, già in passato aveva permesso ai propri studenti di addentrarsi in fenomeni musicali globali come i Beatles, Beyoncé, Lady Gaga, Taylor Swift e Jay Z, con l’obiettivo di “comprendere lo sviluppo culturale e politico della celebrità moderna”, inglobata a questioni sociali come genere, sessualità, razza, classe, nazione e globalismo, media, moda, cultura dei fan, web culture e consumismo. I partecipanti al corso, tenuto dal professor Louis Dean Valencia, potranno ottenere crediti in diverse discipline: storia, cultura popolare e studi internazionali. “Ho avuto centinaia di conversazioni con gli studenti negli ultimi due anni, iniziate dall’amore per la musica di Harry Styles, che sfociavano sempre in questioni sociali molto più ampie e delicate. Nel corso esamineremo tutta la musica, i film e i prodotti che Harry ha pubblicato, così come molti dei suoi autori preferiti, tra cui Susan Sontag, Rumi, Alain de Botton, Murakami e Bethan Roberts, per citarne solo alcuni”.










