
Sir Paul McCartney è un signore di 79 anni che, giustamente, malgrado la forma fisica invidiabile ormai preferisce centellinare le apparizioni pubbliche. Ma quando lo fa, ogni volta diventa un’occasione epica, i pochi frammenti ancora possibili di ciò che resta del mito intramontabile dei “Beatles”, fra i pochi fenomeni musicali impermeabili al tempo e alle mode.
Ieri, davanti a quasi 3000 fans urlanti, Sir Paul è tornato su un palco, questa volta al “Southbank Centre” di Londra, dove ha presentato ufficialmente “Lyrics: 1956 to the Present”, in pratica una sorta di autobiografia in chiave musicale, riletta questa volta attraverso la nascita di 154 canzoni più o meno note portate al successo dal Beatle con la faccia da bravo ragazzo. “C’è chi tiene un diario e sfogliandolo ripercorre il proprio passato. Per me questo sono le canzoni, che ho sempre scritto, ovunque fossi. Ogni canzone rappresenta un momento della mia vita”.
Le chicche, per chi vive ancora di petto il fascino irresistibile della leggenda dei “Fab Four”, i figli della Liverpool operaia che conquistarono il mondo, nel doppio volume pieno di immagini, lettere e foto inedite, non mancano davvero. Si racconta la nascita di capolavori intramontabili come “Hey Jude” e “A hard day’s night”, e di episodi personali, come quando mamma Mamy gli è apparsa in sogno per suggergli “Let it be”.
“Quando l’ho scritta vivevo un periodo di grandi eccessi, bevevo troppo e non solo quello: ero molto agitato. Una notte ho sognato mia mamma che mi rassicurava, mi diceva di stare tranquillo, di lasciare andare le cose… “let it be”. E quando mi sono svegliato avevo il titolo della canzone in testa”.
Più nota, anche se vale sempre sentirla, è la genesi di “Yesterday”: “Non credo nel misticismo o nella magia, ma una notte mi sono come entrati in testa gli accordi di “Yesterday”. Il giorno dopo ho chiesto agli altri se li conoscessero: ero convinto di averla sentita nello studio di registrazione, invece non era cosi”.
Non manca l’incontro passato alla storia con John Lennon, “Siamo cresciuti assieme e abbiamo avuto subito un’incredibile fiducia reciproca. Era come salire le scale sempre spalla a spalla, gli ho voluto un bene dell'anima”. Poi la depressione affrontata quando la storia dei Beatles è arrivata al capolinea e la gioia di veder crescere i propri figli.












