MUSICA – L’ultimo «Jump» di David Lee Roth
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Forse è vero: il rock non morirà mai, ma quelli che lo suonano sì, se ne vanno uno dopo l’altro. E se qualcuno resiste ai messaggi dell’anagrafe si trova di fronte all’inevitabile sconfitta della vecchia, con il palco che si fa ogni sera perfino più grande della prostata e la voce che tiene a stento un’oretta di concerto, fra pause e stacchi musicali. L’epopea dei rocker strafatti dal mattino alla sera si è chiusa da un pezzo, e ad alcol, droghe e donne, decine di rockstar un tempo sporche e dannate preferiscono il divano di casa, un plaid e per cena un brodo ma senza formaggino, perché fa acidità.

È gente che ha scritto pagine leggendarie, superando da un pezzo la maledizione del “club dei 27 anni”, l’età che si è portata via gente come Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Kurt Cobain ed Amy Winehouse, per citarne alcuni, ma adesso teme di non arrivare a quella dei 72. Gli esempi recenti non mancano: Little Richard, Spencer Davis, Chick Corea, Charlie Watts ed Eddie Van Halen, “guitar god”, come lo chiamavano i fan della band, portato via nell’ottobre dello scorso anno a 65 anni da un cancro alla gola. Una morte che ha segnato il mondo del rock, ma soprattutto la vita di David Lee Roth, l’irriverente, selvaggio e (un tempo) scarmigliato frontman dei “Van Halen”.

Nel corso di un’intervista concessa al “Las Vegas Review-Journal”, “Diamond Dave” ha annunciato il ritiro dalle scene, ad un passo dalle 67 candeline e dai 49 anni di carriera. “Questo è il primo e unico annuncio che farò: ho dato quello che potevo, ed è stata corsa straordinaria. Non ho impianti, né nulla da aggiungere su chicchessia. Mi tocca fare i conti con quanto sia breve il tempo, e il mio probabilmente sarà ancora più breve: i dottori mi hanno costretto a capire che ogni volta che salgo sul palco metto in pericolo il mio futuro. Mi mancherete tutti, ma mantenete la calma”.

Gli ultimi cinque concerti saranno alla “House of Blues”, all’interno del colossale “Mandalay Bay” di Las Vegas, a partire dal 31 dicembre e per i primi giorni di gennaio. Poi sarà silenzio.

Americano dell’Indiana, David Lee Roth entra nei Van Halen nella seconda metà degli anni Settanta, diventandone subito il simbolo per l’energia quasi circense che è capace di imprimere alle esibizioni live. Nel 1984, con “Jump”, la band supera i territori dell’hard rock ma precipita in litigi e discussioni che portano David ad abbandonare tutto per inventarsi una carriera solita. Gli riesce più o meno e nel 1996, dopo album passati quasi in sordina ci riprova con i Van Halen, in realtà riprendendo i litigi esattamente dove si erano fermati: ancora una vota saluta tutti, per poi rientrare nel 2007, attirato da un lungo e ricco tour statunitense. Nel 2012 l’ultimo album inciso con la band che gli ha dato la celebrità, “A different kind of truth”.