
Cento milioni di copie di un album sono una cifra immensa, difficile da capire soprattutto oggi, anni in cui la musica si è fatta aria e quelli che contano sono i “download”, mentre gli L.P., malgrado rinascite nostalgiche, sono diventati merce rara.
Quel record, tutt’ora imbattuto, è saldamente parcheggiato intorno ad un titolo leggendario: “Thriller”, sesto album in studio di Michael Jackson, l’ex fratellino minore dei “Jackson Five” che aveva deciso di mettersi in proprio. L’album, pronto il 30 novembre del 1982, arriva nei negozi di dischi il 2 dicembre, e fa il tutto esaurito ovunque.
Da allora sono passati 40 anni netti e Michael Jackson non è più tra noi dal giugno 2009, motivo in più per mettere voglia al mondo di celebrare un album entrato di diritto nella storia della musica e del costume.
Oltre all’uscita di una versione rimasterizzata di “Thriller”, che racchiude in un secondo album varianti diverse dei brani in tracklist, in pratica delle prove in studio prima di arrivare alla versione definitiva, il programma prevede l’uscita planetaria del documentario “Thriller 40”, che racconta il dietro le quinte dell’album, proiettato in anteprima a Londra, Los Angeles, Città del Messico, Toronto, Londra, Madrid, Amsterdam, Manila e Seoul. Per finire con una serie di eventi e di feste in programma in tutto il mondo e una mostra di memorabilia “jacksoniane”, che dopo Düsseldorf è attesa a New York, ma pare sia solo l’inizio di un tour ben più ampio.
Michael era reduce dai 20 milioni di “Off the Wall”, il suo album di debutto solista, e per il nuovo lavoro aveva idee grandiose almeno quanto quelle di Quincy Jones, ai tempi non ancora considerato la megastar della produzione discografica mondiale. Jackson non era tipo da accontentarsi, e pretendeva da se stesso un album in cui ogni traccia fosse un potenziale singolo: detto in altro modo, un capolavoro che dimostrasse in un colpo solo le sue influenze musicali e la straordinaria capacità di non avere confini, spaziando a piene mani fra pop, rock, disco, soul, funky ed R&B.
A credergli sulla parola è anche la “Epic Record”, la sua casa discografica, che fiutando il business gli mette a disposizione un budget di 750mila dollari, allora un’enormità, necessaria per poter contare sulle più sofisticate tecnologie di registrazione multitraccia. Questo, dopo aver assicurato a Michael anche una percentuale del 37% sui diritti di vendita. Qualcosa che non aveva precedenti, nel mondo della musica.
Jackson & Jones si mettono al lavoro, chiudendosi per mesi fra i “Westlake Recording Studios” ed i “Beverly Boulevard” di Los Angeles: ascoltano, provano e misurano centinaia di tracce realizzate da Michael nello studio privato della sua villa di Encino, in California, ben sapendo di poterne scegliere soltanto nove. Secondo la leggenda, Michael preferiva imparare a memoria il testo di ogni brano la notte prima della registrazione, per poterla cantare in studio al buio, per evitare ogni tipo di distrazione visiva.
Accompagnato dagli epici video di “Billie Jean” e “Thriller”, in cui Michael si trasforma in zombie, l’album va oltre il semplice successo planetario, come testimoniano 8 Grammy Awards, altrettanti all’American Music Awards e 3 premi conquistati nel corso della prima edizione degli “MTV Video Music Awards”.
Nel 2001, per i 30 anni di carriera di Jackson, l’album viene inserito nella “Grammy Hall of Fame, classificandosi poi al settimo posto della “Rock and Roll Hall of Fame” fra i migliori lavori musicali di sempre. Nel 2008 finisce anche nella prestigiosa Biblioteca del Congresso statunitense, alla voce “National Treasure”, tesoro nazionale. Quello stesso anno, 25esimo anniversario dell’uscita, viene pubblicato “Thriller 25”, con tracce originali rimasterizzate e remix interpretati da altri artisti.
LA TRACKLIST ORIGINALE
Lato A
1. Wanna be startin’ something
2. Baby be mine
3. The girl is mine (feat. Paul McCartney)
4. Thriller
Lato B
5. Beat it
6. Billie Jean
7. Human Nature
8. P.Y.T. (Pretty Young Thing)
9. The Lady in My Life










