MUSICA - Addio a Milva, la rossa della musica italiana
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A dar la notizia della morte di Milva, una delle ultime grandi voci della musica italiana, è stata la figlia, Martina Corgnati, la suo capezzale fino all’ultimo insieme alla fidata segretaria Edith.

Milva, al secolo Maria Ilva Biolcati, di Goro, nel ferrarese, aveva iniziato a calcare giovanissima i palcoscenici nelle balere emiliane facendosi chiamare “Sabrina”. E la sua voce potente ci aveva messo poco a fare il resto: grazie a quella stravince un concorso in Rai, che la mette sotto contratto con la Cetra, allora etichetta discografico del servizio pubblico, che la manda sul palco di Sanremo, edizione 1961, lo stesso anno in cui sposa il regista Maurizio Corgnati.

Al debutto, Milva sfiora la vittoria arrivando terza con “Il mare nel cassetto”. Si rifà pochi mesi dopo, conquistando il premio “Giugno della Canzone Napoletana”, in coppia con Nunzio Gallo. È l’inizio di una carriera folgorante, segnata da un carattere e un amore per l’arte che non conosce confini e limiti di genere: si avvicina alla recitazione pur senza mai rinnegare la canzone, come testimoniato dai 173 album incisi. Ma dopo l’onore di aver calcato il prestigioso palcoscenico dell’Olympia di Parigi collabora con la Deutsche Oper di Berlino portando in scena “I sette peccati capitali di” Bertold Brecht e diventa l’interprete prediletta di Giorgio Strehler, Astor Piazzolla, Franco Battiato, Vangelis ed Ennio Morricone. L’accompagna una voce potente e sicura, in grado di adeguarsi a qualsiasi genere, anche il più difficile: un’internazionalità che Milva sposa volentieri imparando (pare senza grandi sforzi), le lingue straniere.

Dopo decenni di successi in ogni angolo del mondo, con il nuovo millennio le apparizioni si fanno più rare: nel 2004 collabora con Alda Merlini per mettere in musica alcune delle sue poesie, e tre anni dopo torna per l’ultima volta – la sedicesima – sul palco di Sanremo, dove porta un brano scritto da Giorgio Faletti.

Nel 2010, dopo aver inciso “Non conosco nessun Patrizio”, il suo ultimo album, pubblica una lunga e accorata lettera sul suo profilo Facebook in cui annuncia il ritiro dalle scene: “Ritengo che proprio questa speciale combinazione di capacità, versatilità e passione sia stato il mio dono più prezioso e memorabile al pubblico e alla musica che ho interpretato e per quello voglio essere ricordata. Oggi questa magica e difficile combinazione forse non mi è più accessibile: per questo, dato qualche sbalzo di pressione, una sciatalgia a volte assai dolorosa, qualche affanno metabolico, e, soprattutto, dati gli inevitabili veli che l’età dispiega sia sulle corde vocali sia sulla prontezza di riflessi, l'energia e la capacità di resistenza e di fatica, ho deciso di abbandonare definitivamente le scene e fare un passo indietro in direzione della sala d’incisione, da dove posso continuare ad offrire ancora un contributo pregevole e sofisticato”.

Torna ancora in teatro nel 2011 con “La variante di Lunemburg” e nel 2019, in occasione degli 80 anni, rilascia un’intervista al Corriere della Sera in cui racconta la sua nuova realtà. Malata di Alzheimer, aveva da tempo perso la memoria e l’idea del tempo.

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