
Non c’è pace per il mondo dell’auto: dopo le due ultime edizioni rinviate causa Covid, è arrivato l’annuncio che anche per l’edizione del Salone di Ginevra in programma dal 17 al 27 febbraio del 2022 è stata annullata. Una decisione travagliata che nasconde una ritirata in massa delle presenze dei marchi automobilistici, visto che nel più recente aggiornamento dello scorso agosto, l’organizzazione dava per già acquisiti il 60% degli spazi espositivi e un altro 30% opzionato.
La decisione, presa al termine del consiglio di amministrazione del “Comité Permanente du Salon International dell’Automobile”, la società che organizza l’evento, ha ufficializzato voci di corridoio che davano ormai per certo il terzo rinvio consecutivo della kermesse automobilistica più seguita d’Europa, a questo punto programmata per il 2023.
“Le questioni dirette e indirette relative alla pandemia di Covid-19 in corso non hanno lasciato alternative agli organizzatori – si legge nella nota ufficiale - da un lato, le questioni dirette includono continue restrizioni di viaggio per espositori, visitatori e giornalisti. Quelle indirette, come la carenza di semiconduttori, hanno imposto alle case automobilistiche nuove priorità da risolvere. Problemi che hanno portato a diverse disdette, costringendoci alla conferma finale del rinvio”.
La carenza dei semiconduttori, che sta mettendo in seria difficoltà il mondo dell’auto, con una perdita stimata in 190 miliardi di euro e almeno 7 milioni di veicoli prodotti in meno, ha costretto alla rinuncia la galassia “Stellantis”, ma anche BMW, GM, Ford, Lamborghini e Bentley. Troppo, per presentarsi ancora una volta come il Salone in cui difficilmente qualcuno manca.
La notizia ha riacceso i riflettori su un dubbio mai completamente risolto: quanto i saloni tradizionali dell’auto abbiano ancora senso. In un mondo che viaggia veloce, dove fra anteprime e presentazioni i nuovi modelli arrivano nei saloni già “vecchi” e ormai digeriti dagli appassionati, l’idea antica dell’esposizione sembra un rimasuglio del passato e un onere economico superfluo.
Nel tempo, ne hanno fatto le spese diversi appuntamenti, a cominciare dal Salone di Torino, che malgrado una storia lunga e prestigiosa iniziata nell’aprile del 1900, si è chiuso malamente a doppia mandata nel 2000, con la 68esima edizione. Quella successiva, del 2002, non riuscì a partire malgrado gli organizzatori avessero concesso gratuitamente gli spazi ai marchi automobilisti.








