MOTORI - Il ritorno della American Dream

A pensarci ora, rappresentava la perfetta sintesi degli anni Novanta, un decennio esagerato, sconclusionato, figlio degenere della decade precedente e ultima occasione possibile per nascondere dubbi e paure del nuovo millennio. Un decennio a metà, esattamente come The American Dream, la più lunga limousine mai realizzata, a metà strada fra le esagerazioni che solo gli americani sanno immaginare e l’opulenza più sfrontata.

L’aveva voluta esattamente così Jay Ohrberg, un vero mago degli allestimenti automobilistici nonché padre di alcune delle più leggendarie auto del cinema: la DeLorean di “Back to the Future, “KITT” di “Supercar”, la Ford Gran Torino di “Stursky & Hutch”, Herbie il Maggiolino, l’auto primordiale dei “Flinstones” e la maggior parte dei veicoli della saga di “Mad Max”.

Per l’American Dream, Ohrberg aveva scelto come punto di la Cadillac Eldorado del 1976, forgiandone decine di esemplari fino a formare una sorta di vagone ferroviario stradale lungo 30,5 metri, con 26 ruote e due motori necessari e farla muovere da un minimo di due autisti. All’interno una piscina con trampolino, una vasca idromassaggio, un letto ad acqua king-size e un mini campo da golf, mentre nella parte finale lo spazio sufficiente per accogliere un elicottero.

La American Dream, entrata di diritto nel Guinness dei Primati come la limousine più lunga del mondo, finì per diventare un fenomeno da baraccone, esposta alle fiere e all’inaugurazione di supermercati. Ma negli anni, tutti si erano scordati della “limo” più esagerata di sempre, finita in uno stato di totale abbandono per oltre due decenni in un deposito di rottami nel New Jersey. A salvarla, anni fa, sembrava potesse essere Mike Manning, direttore di Autoseum, un istituto tecnico della contea di Nassau, New York, che aveva intenzione di farla restaurare ai propri studenti. Ma il progetto è naufragato poco dopo per mancanza di fondi.

Eppure Manning non riusciva a rassegnarsi dalla fine ingloriosa di quell’esagerazione su ruote. A Forza di girare, chiedere aiuto e proporre si imbatte in Michael Dezer, nome americanizzato dell’immobiliarista e collezionista di automobili israeliano di origine russa Michael Dezertov. Socio di Donald Trump, nonché finanziatore della sua campagna elettorale, secondo le autobiografie più accreditate maniacale possessore di oltre 1000 vetture di ogni tipo ed epoca più centinaia di moto, bici, scooter e veicoli militari. Quanto basta per creare l’impero Dezerland Park, un enorme parco di divertimenti a tema automobilistico al coperto con due sedi, Orlando e Miami: più di 23mila metri quadri disseminati di attrazioni di ogni tipo, compreso lo 007 Bond Museum che raccoglie cimeli introvabili dei film dell’agente segreto più celebre della storia.

Dezer, conquistato dalla storia della American Dream, si è offerto di finanziare il restauro, affidato agli studenti dell’Autoseum, che proprio in questi giorni – dopo anni di lavori – l’hanno concluso. La limo è partita per la Florida divisa in due tronconi, dove sarà riassemblata ed esposta al Dezerland Park.