MOTORI - Guida pratica al nuovo universo Stellantis

La data ufficiale della nascita di Stellantis, il nuovo gruppo automobilistico nato dalla fusione dei gruppi FCA e PSA, è il 16 gennaio 2021. Oggi, a due giorni da quella che è considerata una data destinata ai libri di storia, il quarto gruppo automobilistico al mondo debutta sui mercati di Milano e Parigi, ed è atteso domani l’esordio a Wall Street. A suonare la campanella, tradizionale avvio delle contrattazioni, sono stati John Elkann e Carlos Tavares, rispettivamente presidente e amministratore delegato del nuovo gruppo. “Siamo molto orgogliosi di essere qui per il primo giorno di quotazione di Stellantis, un nuovo inizio e un vero traguardo per tutti noi – ha commentato Elkann – tutto questo rappresenta un’opportunità straordinaria ed emozionante in un’era di sfide veloce e intensa”.

Stellantis corona quello che era stato uno degli ultimi sogni professionali di Sergio Marchionne, che dal 2009 aveva iniziato a sondare eventuali fusioni con gruppi di dimensioni analoghe a FCA. La morte improvvisa del manager, il 25 luglio 2018, ha costretto il suo successore, Mike Manley, a completare un’operazione considerata altamente strategica. Da tempo gli esperti concordano: per reggere alle pressioni di un mercato sempre più competitivo, l’universo dell’auto è costretto a stringere alleanze e cercare fusioni che permettano di ottimizzare la ricerca e diversificare l’offerta. Il gruppo PSA, formato da Peugeot, Citroen, DS Automobiles, Opel e Vauxhall Motors, è arrivato dopo il clamoroso naufragio delle trattative di FCA con altri francesi, quelli del Groupe Renault SA, in parte causati da problemi con il governo francese che possiede una parte consistente del marchio.

Stellantis si presenta con un potenziale formato da 8,8 milioni di auto vendute ogni anno, 400mila dipendenti e 180 miliardi di euro di fatturato. Nel gruppo stanno confluendo uno dopo l’altro i 13 marchi della nuova costellazione: Abarth, Alfa Romeo, Chrysler, Citroen, Dodge, DS, Fiat, Lancia, Maserati, Opel, Peugeot e RAM, brand che per i nuovi modelli condivideranno piattaforme, tecnologie e una banca d’organi imponente.

I due gruppi si completano come pezzi di un puzzle: PSA lavora da tempo su piattaforme modulari per veicoli elettrici, settore in cui FCA è rimasta un po’ indietro, e da tempo ha rinunciato al segmento delle citycar, dove al contrario FCA è fra i leader assoluti del mercato. Non da ultimo, per PSA la presenza nel gruppo dei marchi americani Chrysler, Dodge e RAM rappresenta un “passepartout” verso il ghiotto ma difficile mercato nordamericano.

Ma non per tutti i marchi, il futuro appare roseo. Abarth, malgrado rappresenti una nicchia, vanta numerosi appassionati che ne innalzano il reale valore, e molto dipende da quanto saprà continuare a ritagliarsi il proprio spazio. Appena qualche dubbio in meno su Alfa Romeo, marchio fra i più amati all’estero ma in perdita netta ormai da decenni malgrado l’iniezione di fiducia voluta da Marchionne. Giulia e Stelvio da sole non bastano, e sono in arrivo il suv di medie dimensioni Tonale ed uno ancora più piccolo previsto nel 2022. Ma quasi certamente, Stellantis sarà costretta a investire parecchio sul marchio del Biscione per dotarlo di una gamma all’altezza della gloria. Non si mette granché bene neanche per Chrysler, la cui gamma attualmente è limitata a soli tre modelli (300, Pacifica e Voyager) e non sembra avere in programma nuove uscite.

Non si discute Citroen, che negli ultimi anni ha arricchito e rinnovato la propria gamma strizzando l’occhio ad un target della clientela più giovane con modelli elettrici e plug-in. Anche Dodge non è fra i brand in pole position: quasi in esclusiva per il mercato americano, ha tre modelli dalle motorizzazioni impensabili per i gusti occidentali e asiatici, dove dominano ibride ed elettriche.

DS Automobiles, marchio di lusso di Citroen, stenta a decollare malgrado i corposi investimenti: nell’economia del nuovo gruppo finirà per valere lo stesso principio di Alfa Romeo, costringendo a mettere mano pesantemente al portafoglio o a gettare la spugna. E perfino Fiat, uno dei bastioni di FCA, necessita di interventi assai urgenti: la gamma è vecchia e povera, ma la padronanza del segmento delle citycar lascia ben sperare per il futuro. la punta di diamante dell’ex gruppo torinese è invece Jeep, presente ovunque e capace di svettare nelle vendite: esistono piani precisi confortati dall’arrivo di nuovi modelli che danno il marchio americano fra le certezze. E se Fiat ha bisogno di una riverniciata, Lancia avrebbe bisogno di una ristrutturazione completa: un po’ abbandonato, il marchio torinese continua a basarsi su un solo modello - la Ypsilon - ormai in circolazione da troppo tempo, malgrado i tanti appassionati vorrebbero di più. Ma il futuro è incerto, e Lancia potrebbe anche rischiare l’estinzione.

L’avanguardia del lusso di Stellantis è Maserati, rinata e confortata da investimenti che porteranno alla nascita di nuovi modelli ibridi ed elettrici come la Grecale, il suv atteso quest’anno. Da anni, anche Opel non naviga in acque tranquille, ma l’intenzione sembra puntare verso un’operazione di salvataggio che cancelli definitivamente l’impronta General Motors. Intoccabile Peugeot, il marchio con maggiori vendite del gruppo: gamma ampia, motorizzazioni per tutti i gusti e il possibile sbarco negli Stati Uniti, in cerca di fortuna nel nuovo mondo. Si chiude con RAM, fortissimo negli States e in attesa di ricevere motorizzazioni più consone agli standard europei, dove la nicchia dei pick-up è in forte crescita.