
Probabilmente, fra le migliaia di aforismi, frasi e pensieri che nel tempo sono stati dedicati al denaro, una delle più centrate (e spiritose) è stata pronunciata da Groucho Marx: “Nella vita ci sono cose ben più importanti del denaro: il guaio è che ci vogliono un sacco di soldi per comprarle”.
Insomma, comunque si giri la questione, farne e mano è impossibile, a meno di non sparire in una foresta pluviale vivendo di bacche e radici. Sulla questione, oltre a scatenare la fantasia di fini pensatori, perfino la scienza ha cercato nel tempo di dare una risposta all’annosa domanda se i soldi diano o meno la felicità. Nel 2018, un team di scienziati la “Pordue University” dell’Indiana, era riuscito a stabilire con esattezza la cifra necessaria da guadagnare per potersi dire felici, fissata allora in 95mila dollari, più o meno 70mila euro all’anno.
Ma gli anni sono passati, e malgrado di tratti di una manciata di anni, a complicare le economie mondiale sono arrivare pandemie, crisi e conflitti che hanno obbligato gli esperti a rivedere le teorie, iniziando dalla necessità di aggiornare le cifre.
Ryan J. Dwyer ed Elizabeth W. Dunn, ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Vancouver, in Canada, hanno deciso di unire gli sforzi per arrivare a pubblicare uno studio pubblicato sulla rivista “Pnas” dal titolo intrigante: “Wealth redistribution prometes happiness”, più o meno ‘ridistribuire la ricchezza favorisce la felicità’. Uno degli obiettivi principali dei sistemi economici è migliorare il benessere umano attraverso l'allocazione di risorse. Eppure, il 10% più ricco del mondo possiede i tre quarti della ricchezza globale, mentre la metà più povera ne possiede solo il 2%, non a caso importanti studi sostengono che l'estrema disuguaglianza di reddito può compromettere in modo evidente la felicità potenziale della popolazione mondiale.
Per dimostrare la loro teoria, i due hanno ottenuto l’appoggio di un altrettanti ricchi e anonimi investitori, i quali hanno versato un totale di 2milioni di dollari per finanziare il progetto. Il test, consisteva nell’assegnare 10mila dollari a 100 persone provenienti in parte da zone del mondo a basso reddito come Kenya, Indonesia e Brasile, e altre che invece arrivavano da Stati Uniti, Regno Unito, Canada e Australia.
A tutti, sono stati concessi tre mesi di tempo per spendere la somma, annotando di volta in volta il proprio grado di felicità nel poter disporre di una somma notevole solo per i propri capricci e desideri.
Al termine dei tre mesi, le risposte sono state confrontate con quelle di un gruppo di altri 100 volontari che al contrario non avevano ricevuto alcuna somma, e con quelle dei due ricchi donatori. I risultati, sono stati quelli che è facile immaginare: i volontari che arrivavano da Paesi con redditi bassi erano tre volte più felici di coloro che al contrario erano nati in zone dove i redditi sono decisamente più alti. In pratica, “chi guadagna 10mila dollari all’anno è molto più felice di chi normalmente ne incassa 100mila”. E addirittura, per chi ha redditi annui superiori a 123mila dollari all’anno, i 10mila ricevuti in dono non hanno fatto registrare particolari variazioni. Per finire con la scarsissima soddisfazione di coloro che avevano immolato i due milioni di dollari.
Numerose ricerche suggeriscono che gli individui che guadagnano redditi alti sono più felici di chi incassa meno, e la relazione diminuisce addirittura con l’aumentare del reddito. Sebbene alcuni studi abbiano esaminato l'effetto utilizzando dati percentuali, la maggior parte degli studiosi si è basata su analisi che non possono isolare l'impatto causale del denaro sulla felicità. In effetti, le persone con un reddito più elevato tendono ad avere una salute migliore, un'istruzione migliore e altri vantaggi legati a una maggiore felicità.
Negli ultimi anni è emersa una linea di ricerca separata che utilizza studi randomizzati per testare l'impatto dei trasferimenti di denaro come forma di aiuto per migliorare la povertà nei Paesi a basso reddito. Seguando questa linea, il denaro viene fornito direttamente ai poveri al posto delle forme tradizionali di aiuto, come cibo o vestiti. Sebbene questi studi supportino ampiamente la teoria che il denaro fornisce felicità, finora ci si è concentrati unicamente su campioni che vivono in povertà nei Paesi a basso reddito, tralasciando chi invece non ha problemi di soldi.
Ricevere un afflusso di denaro contante migliorerebbe sostanzialmente la felicità degli individui nelle nazioni a più alto reddito? Per rispondere a questa domanda pressante, negli Stati Uniti, in Canada, in Finlandia e in altri Paesi sono stati avviati numerosi progetti pilota che esaminano gli effetti dei trasferimenti di denaro contante e per quanto se ne sa, finora sono stati portati a termine solo due progetti: in Finlandia, il governo ha fornito 560 euro al mese a 2.000 residenti disoccupati, mentre in Canada, 50 persone senza fissa dimora hanno ricevuto un trasferimento in denaro una tantum di 7.500 dollari ciascuno. Ma nessuno dei due esperimenti ha mostrato un aumento sostanziale della felicità. Aattualmente in corso un altro studio di rilievo, che prevede l'erogazione di 500 dollari al mese per 2 anni a 125 famiglie a basso reddito di Stockton, in California. I risultati preliminari del primo anno dello studio indicano un miglioramento dell'umore.
Secondo le conclusioni della teoria dei due ricercatori, “Il processo di ridistribuire la ricchezza ha fornito una soddisfazione di vita circa 225 volte maggiore rispetto al lasciarla concentrata nelle mani di pochi individui ricchi. Detto in altre parole, quanta felicità si potrebbe ottenere se la ricchezza del mondo fosse distribuita in modo più equo? Nonostante decenni di ricerche sul rapporto tra denaro e felicità, nessun lavoro sperimentale ne aveva mai quantificato prima l’effetto. Una conclusione un po’ utopistica che racchiude una sorta di appello verso una maggiore uguaglianza economica mondiale: non resta che convincere i paperoni mondiali a fare a meno della montagna di denaro su cui stanno seduti. Che ci va?









