
Secondo quanto racconta Omero nel canto XVII dell’Odissea, Ulisse i suoi marinai si facevano legare sapendo di non poter resistere al richiamo ammaliante delle sirene, creature marine metà donne e metà pesce.
Figure che hanno attraversato i secoli ammantate di fascino, oggi le sirene non appartengono più soltanto alle storie, alla mitologia o al grande schermo. Sempre più persone, in piscine e mari di tutto il mondo, imparano a nuotare come loro.
Il fenomeno si chiama “mermaiding” e negli ultimi anni è diventato una pratica globale che unisce sport acquatico, performance artistica e desiderio di evasione.
Il termine deriva dall’inglese “mermaid”, sirena, con il suffisso “-ing”, e indica una disciplina che consiste nel nuotare indossando una coda da sirena dotata di monopinna, ovvero una pinna unica che unisce entrambi i piedi.
Il corpo si muove con un’ondulazione continua simile a quella dei pesci o dei delfini, creando una propulsione fluida che rende il nuoto sorprendentemente elegante. Dietro l’effetto scenografico si nasconde una tecnica precisa e un allenamento impegnativo.
Il mermaiding è spesso descritto come una via di mezzo tra apnea, nuoto pinnato e nuoto artistico. La propulsione non deriva dalle gambe che battono alternate, come nel nuoto tradizionale, ma da un movimento ondulatorio che parte dal bacino e coinvolge tutta la muscolatura del corpo. Per questo motivo vengono sollecitati in modo particolare addominali, dorsali, glutei e cosce, mentre il controllo del respiro diventa fondamentale. Gran parte dei movimenti avviene sott’acqua, in brevi fasi di apnea intervallate da risalite in superficie.
Quello che a prima vista può sembrare un gioco o un’attività scenografica è in realtà un allenamento piuttosto intenso. Le code da sirena non sono soltanto accessori estetici: al loro interno è inserita la monopinna, una struttura rigida o semi-flessibile nella quale vengono infilati entrambi i piedi. La pinna è poi ricoperta da una guaina di tessuto tecnico o silicone che riproduce la forma della coda. I modelli da allenamento possono costare alcune centinaia di euro, mentre quelli professionali, utilizzati per spettacoli o produzioni audiovisive, possono raggiungere cifre molto più elevate e arrivare a pesare anche diversi kg quando sono bagnati.
Una volta indossata la coda, muoversi sulla terraferma diventa praticamente impossibile. Per questo motivo l’operazione avviene quasi sempre direttamente a bordo piscina o sulla riva. Prima di entrare in acqua si eseguono esercizi di riscaldamento e sessioni senza pinna, utili per preparare il corpo al tipo di movimento richiesto. Per i principianti la sensazione iniziale può essere straniante: le gambe non possono muoversi indipendentemente e il corpo deve adattarsi a un ritmo completamente diverso da quello del nuoto tradizionale. Con il tempo, però, il movimento diventa più naturale e fluido.
La disciplina si presta a diversi livelli di pratica. Per alcuni resta un hobby creativo e divertente, per altri è una vera attività sportiva. C’è chi la utilizza come allenamento fisico, chi la trasforma in performance artistica e chi la integra in spettacoli acquatici, eventi o servizi fotografici subacquei. Esistono anche competizioni dedicate, nelle quali i partecipanti vengono valutati per tecnica, resistenza, eleganza del movimento e capacità di eseguire coreografie in acqua.
Il mermaiding non è nato di recente: l’idea di interpretare una sirena in acqua ha radici che risalgono agli spettacoli acquatici del primo Novecento, quando performer e nuotatrici iniziarono a esibirsi in costumi che imitavano la coda dei pesci. A partire dagli anni Cinquanta, in alcune località turistiche degli Stati Uniti, spettacoli di sirene subacquee erano attrazioni molto popolari, con teatri sommersi dove il pubblico poteva assistere a veri e propri balletti acquatici.
Il passaggio da spettacolo a disciplina praticata dal grande pubblico arriva molto più tardi, soprattutto tra gli anni Duemila e il decennio successivo, quando la diffusione di video e fotografie sui social media ha avuto un ruolo decisivo nel trasformare il mermaiding in una tendenza globale.
L’immaginario delle sirene, già radicato nella cultura popolare grazie a film e racconti, ha trovato una nuova dimensione nel mondo digitale, dove immagini di nuotatori con code colorate e movimenti coreografici hanno rapidamente attirato l’attenzione di migliaia di persone.
Oggi comunità di appassionati esistono in diversi paesi, con scuole e corsi dedicati all’apprendimento delle tecniche di base. L’attività è particolarmente diffusa negli Stati Uniti, ma negli ultimi anni si è sviluppata anche in Europa e in Asia. Alcuni centri insegnano il mermaiding come disciplina strutturata, con programmi che includono esercizi di respirazione, tecniche di movimento e norme di sicurezza. La preparazione è considerata fondamentale, perché nuotare con una monopinna richiede una buona acquaticità e familiarità con l’apnea.
Il fenomeno sta crescendo anche in Italia, dove negli ultimi anni sono nate scuole e accademie che organizzano corsi per adulti e bambini. In molte l’attività viene presentata come un modo per combinare allenamento fisico, gioco e sensibilizzazione verso l’ambiente marino. Le lezioni comprendono esercizi di tecnica, coreografie subacquee e talvolta sessioni dedicate alla fotografia underwater, una componente molto apprezzata dai praticanti.
Dal punto di vista fisico, il mermaiding è un allenamento completo che ha anche un aspetto psicologico: l’immersione in acqua, il ritmo del respiro e la dimensione ludica del travestimento contribuiscono a creare un’esperienza che molti descrivono come rilassante e liberatoria.











