MEDIA - Playboy chiude, è la fine di un'epoca
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Forse, alla fine di tutto questo non sarà elencato fra le vittime della pandemia, ma è proprio il coronavirus ad aver messo la croce definitiva su un’icona come Playboy.

Piaccia o meno, in questi giorni si chiude un’epoca iniziata nel lontano 1953 a Chicago, quando l’eccentrico Hugh Hefner aveva giocato la sua carta migliore, prendendosi tutti i rischi del caso. Allora, invadere le edicole con una rivista patinata erotica - ben diversa dall’hard - significava rischiare la galera, specie nei bacchettoni Stati Uniti. A dare una mano ad Hugh un colpo di fortuna non da poco: uscire con Marilyn Monroe nuda in copertina quando ancora non era esplosa come la bomba sexy destinata a conquistare il mondo intero. Quel numero, il primo, venduto a 50 centesimi di dollaro, nel 2002 è andato all’asta per 5000 biglietti verdi.

Nel 1954 nasce la tradizione della Playmate, la coniglietta dalle nostre parti: una delle prime era stata Janet Pilgrim, una delle segretaria di Hefner, ennesima dimostrazione che Hugh aveva un certo buon gusto. Nel giro di poco, l’erotismo softcore di Playboy conquista il mondo con 30 edizioni pubblicate in altrettanti paesi, e ovunque diventa una pubblicazione anche per contenuti curatissimi, destinati ad un pubblico colto. Fra le celebri interviste quelle a Jimmy Carter, Fidel Castro, Malcom X, John Lennon, Andy Warhol, Jean Paul Sartre, Cassius Clay, Orson Welles, Arafat e Steve Jobs.

Poi, lentamente, lo strapotere di internet travolge il mondo dell’editoria, rendendo il celebre e attesissimo centerfold, (il paginone centrale) un erostimo per nostalgici che non stupisce più neanche i bambini, rispetto all’hard senza limiti che invade la rete. È l’inizio di una crisi che culmina nel 2016, quando i diritti della “Playboy Enterprises” passano alla “Hammy Media Ltd” per 500 milioni di dollari: un anno dopo, Hugh Hefner muore chiedendo di essere sepolto nel piccolo loculo accanto a quello dove riposa Marilyn, la donna che ha consacrato alla storia l’idea di un piccolo editore.

Ma adesso, dopo 66 anni di onorato erotismo, PlayBoy si arrende: il numero in uscita in questi giorni sarà l’ultimo in edizione cartacea. La rivista resisterà ancora in versione online, dove per ironia della sorte gode di ottima salute. A darne notizia è stato Ben Kohn, direttore generale della Playboy Enterprises, svelando che la grave crisi che il mondo sta attraversando ha soltanto accelerato una decisione inevitabile che era già stata presa.