
La prima pagina di The Sun è da sempre in bilico fra cronaca nera e cronaca rosa, in un mix che ha fatto la cifra del quotidiano britannico, nato nel 1964 su idea di Cecil King. La seconda pagina è invece assai seria: ospita l’editoriale e la linea politica del giornale, passata dall’iniziale appoggio ai laburisti ai conservatori, appoggiati dal 2009 con un clamoroso cambio di rotta. Quisquiglie: per interi decenni, gli occhi dei lettori correvano immediatamente alla leggendaria Page 3, la terza pagina, quella che ogni santo giorno pubblicava la maxifoto di una ragazza in topless.
L’idea risale al 1970, quando nelle sorti del quotidiano piomba il magnate australiano Rupert Murdoch, che soffiando il “Sun” a poco pulito Robert Maxwell fa il suo ingresso trionfale nel mondo dell’editoria britannica. Per scalare le classifiche di vendita, Murdoch in persona spostare il baricentro del quotidiano verso la regola del ticke the public, solletica il pubblico: la quotidiana dose di scandalo con una spruzzata di sano erotismo a buon mercato, conditi ad arte con gossip e concorsi e premi che hanno come target la working class anglosassone.
Così, accanto a scoop che spesso si riveleranno falsi – a volte costati migliaia di sterline in risarcimenti - alla metà di novembre del 1970 conquista la terza pagina la spettacolare modella tedesca Stephanie Rahn, la “Birthday Suit Girl” che celebra ufficialmente la nuova veste del quotidiano. Ventenne, la Rahn è ripresa seduta su un prato verde, tinta su cui spicca uno dei suoi seni prosperosi. È l’apocalisse: sembra che la Regina Elisabetta sia sobbalzata dal trono durante la lettura mattutina dei giornali, mentre è matematica pura il raddoppio netto di vendite che il tabloid mette insieme in un solo anno, diventando il secondo quotidiano inglese più venduto al mondo, ma anche il più “sprezzante, scorretto, velenoso, maligno e bugiardo”, mettendo insieme qualche epiteto rimediato negli anni.
Ma quel giorno di novembre di mezzo secolo fa, non è che l’inizio di una galleria di bellezze nude ma mai volgari che andrà avanti per 45 anni, ospitando punte di diamante come Samantha Fox, Linda Lusardi, Melinda Messenger, Vivienne Neves e Stephanie Marrian, nomi e soprattutto forme che valgono la consacrazione definitiva.
Larry Lamb, il direttore voluto da Murdoch, difende a spada la tratta la preziosa terza pagina, definendola “Un’innocua istituzione britannica considerata con affetto e tolleranza”, ma contro quella che diventa una vera istituzione delle cornee maschili britanniche si schierano sempre più agguerriti i movimenti femministi e i conservatori intransigenti. Negli anni la discussione tracima nei tribunali, chiamati a decidere se i quotidiani inglesi possano o meno pubblicare immagini di ragazze in topless. Diventa tutta una battaglia fra avvocati, che resistono strenuamente fino al 2012, quando nasce la petizione No More Page 3, voluta da Lucy-Anne Holmes, che raccoglie 240mila firme e il sostegno di 140 parlamentari, diversi sindacati e almeno 30 università.
L’ultima Page 3 dell’edizione cartacea del Sun, datata 20 gennaio 2015, mostra le attrici Jennifer Metcalfe e Gemma Merna, protagoniste della soap britannica “Hollyoaks”, mentre corrono in bikini sulla spiaggia di Dubai. Page 3 sopravvive nell’apposita sezione del sito web e sotto forma del popolare calendario, stampato fino allo scorso anno. Da lì in poi, alle mattine degli inglesi manca qualcosa.












