
Sono tempi duri: se i più tenaci stanno affrontando la reclusione forzata dentro le mura di casa approfittandone per imparare una lingua o studiando da chef, milioni di altre persone sono in preda alla noia più assoluta. Magari ce l’hanno messa tutta, ma dopo aver finito la pazienza di leggere un libro, o arrivati al fondo di una serie tv e dichiarato forfait alle interminabili partite a Monopoli, qualcosa bisogna inventarsi, pena la schizofrenia.
È in questo periodo, più di altri, che attraverso i social spopolano le challenge, sfide lanciate da qualcuno che finiscono per diventare virali in tutto il mondo. Le sfide via social non sono una novità: nel tempo si è visto di tutto, da quelle ironiche ad altre decisamente pericolose. Una delle più celebri è stata la Ice Bucket Challenge, che consisteva nel rovesciarsi in testa un secchio d’acqua ghiacciata, nominando poi altre persone. Aveva almeno un obiettivo assai nobile: alzare l’attenzione sulla SLA, la temibile sclerosi laterale amiotrofica.
Ma per una realmente utile, di molte altre si poteva tranquillamente fare a meno: una delle più popolari resta quella della caramella “Mentos” da inserire in una bottiglia di Coca-Cola per trasformarla in una sorta di razzo dagli effetti appiccicosi assai. Per finire con la challenge un po’ masochista del peperoncino piccante, rigorosamente da documentare con lo smartphone addentando le varietà più infuocate del mondo.
In Gran Bretagna, nelle settimane del lockdown, non passa settimana senza che qualcuno non lanci una nuova challenge. Una sequenza che ha cadenzato le settimane di lockdown passando dalla popolarissima pillow challenge, letteralmente la sfida del cuscino: per partecipare bastava fotografarsi coperti soltanto da un cuscino – piccolo o grande, a scelta - abbinandolo con scarpe e accessori a piacere. Hanno aderito in migliaia, con risultati spesso ironici. Subito dopo l’attenzione si è sposta sulla una sfida molto simile, chiamata Home Couture: in pratica, lo stesso principio di prima, solo che al posto del cuscino andava utilizzato un piumone, magari strizzato in vita da una bella cintura, fino a trasformare l’accessorio notturno in un abito da sera.
Ma siamo già oltre, inutile pensare ad un nuovo cambio stagionale dell’armadio. La challenge che in questi giorni impazza ovunque, da Out Stack, nello Shetland, a Western Rock, isole Silly, i punti più a nord e sud del Regno Unito, risponde a due hashtag: #paperdresschallenge e #shoppingdresschallenge. Al netto della lingua anglosassone nulla di complicato, anzi. Si tratta semplicemente di trasformare le buste e borse della spesa che si hanno in casa in abiti. Certo, questa volta la sfida è leggermente più spinta, visto che una busta – per quanto ampia – difficilmente riesce a coprire il corpo per intero. Ma sia chiaro, al momento non c’è nessuno che abbia mostrato l’immostrabile: qualche centimetro di pelle in più, ma nulla che non si possa serenamente vedere nei quiz preserali.
Il risultato è stato che migliaia di donne anglosassoni di ogni età hanno dato fondo a sgabuzzini e ripostigli tirando fuori borse in plastica e/o di carta: la maggior parte ha optato per mini abiti aderenti, altre hanno creato modelli maxi unendo più borse. E adesso, c’è grande attesa per la prossima.















