LOCKDOWN - USA: boom di adozioni di cani e gatti
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Secondo quelli a cui piace pensare male, è solo un modo per garantirsi più uscite quotidiane di casa per i bisognini, per altri – a cui piace pensare ad un’umanità cambiata – è il sintomo del bisogno di vincere la solitudine nelle lunghe settimane del lockdown. La verità la sapremo fra qualche mese, quando tutto questo (si spera), sarà finito. Ma chi si occupa di randagi, negli Stati Uniti, è a bocca aperta da settimane: ormai è impossibile trovare un gatto o un cane da adottare, al di qua e al di là delle due coste.

Dal 15 marzo, l’American Society for the Prevention of Cruelty to Animals ha ricevuto più di 600 domande di affidamento online per i suoi centri di New York e Los Angeles quando gli anni passati difficilmente superavano quota 60. Stessa situazione al DC Paws Rescue di Washington, sommersa da circa 300 richieste arrivate nell’arco di quattro giorni, al North Shore Animal League America, la cui popolazione canina è scesa da 300 cani e gatti a circa 150, e al FurKids, un canile di Alpharetta, in Georgia, dove meno di 60 cani non mancavano mai, mentre oggi ne restano cinque.

Sono i volontari a parlare di una svolta epocale, specie per le grandi metropoli americane, dove la presenza di cani e gatti è sempre stata relativamente contenuta rispetto ad altre grandi città del mondo. Una svolta nelle abitudini degli americani che di riflesso fa bene anche agli animali che non possono essere adottati perché malati, verso cui si possono concentrare forze ed energie di volontari e veterinari. Per contro, mettono in guardia le associazioni animaliste, il lockdown sta mettendo in crisi tutto il resto della filiera: visite veterinarie e vaccinazioni, considerati non essenziali, sono assai limitati e difficilissimi da trovare.