
Va bene: avete i profili social pieni di gente che impasta, tira fuori pizze, teglie di pasta al forno, torte su più piani, repliche “homemade” di piatti stellati, o ancora capolavori di arte cinese, centrini, maglioni, e per finire sessioni di yoga, pilates e jogging casalingo. Insomma, il lockdown trasformato in utilissimo periodo per migliorare se stessi.
Ma vivaddio, c’è anche chi non riesce ad essere attivo e aspetta che tutto riprenda. La risposta, per chi semplicemente non ha voglia di far nulla e - come diceva Vasco - “vuole stare spento”, ha un termine preciso: “Niksen”.
È una parola olandese, e in un colpo solo racchiude il piacere dell’ozio, qualcosa che andrebbe inserito da qualche parte, fra gli articoli della Costituzione. Ma c’è un di più: Niksen è il sottile piacere dell’ozio, ma senza alcun senso di colpa.
Non è apatia, ma l’idea di dedicarsi una parte del proprio tempo alla riconciliazione con se stessi, senza necessariamente il bisogno di trovare qualcosa o avvertire il richiamo della coscienza. Certo, in tempi normali è un metodo per fuggire allo stress di una turbina fatta da lavoro, cene, amici, parenti, spesa, palestra, aperitivi, corsi di nuoto, karate o judo. Ma adesso, immersi in mesi in cui tutto il resto non esiste più, scacciare la sensazione di essere l’unico includente in mezzo ad un mondo di virtuosi diventa ancora di più una necessità per ricaricare al massimo le vecchie batterie ed essere pronti alla ripartenza, che sarà una corsa al recupero, questo è certo.
Sia chiaro, il confine fra l’ozio utile e l’abbandono è sottile assai e non si impara dall’oggi al domani. Esistono manuali e tutorial che insegnano come fare – il più celebre Niksen: the dutch art of doing nothing, di Carolien Janssen – ma per tutti, il punto di partenza sono da 5 a 10 al giorno spegnendo qualsiasi cosa: televisione, computer, radio e smartphone, soprattutto. Totalmente disconnessi dal mondo si impara pian piano ad ascoltare il proprio respiro, e con un po’ di pratica sarà più semplice accorgersi che le tensioni accumulate si scaricano. Con la pratica, assicura chi se ne intende, si diventerà così capaci e padroni di quei momenti in modalità “offline” da usarli mentre si fa la coda dal medico o all’Asl.
Il Niksen non è solo una prerogativa olandese: in Danimarca la chiamano Hygge e in Svezia Lagom, e ambedue sono stili di vita basati sull’intimità e la sobrietà come fonte di benessere. Per tutti vale il principio raccontato da Ruut Veenhoven, professore di sociologia all’università di Rotterdam: “Anche quando non facciamo nulla, il nostro cervello elabora le informazioni e studia come risolvere i problemi in sospeso. Dobbiamo trovare il coraggio di essere inattivi”.








