
Nei tre mesi più duri del lockdown, quelli che ormai quasi ovunque sembrano alle spalle, qualsiasi aspetto delle nostre vite ai domiciliari è stato vivisezionato attraverso inchieste e sondaggi: quanti hanno scelto di farsi pane a pasta in casa, quanti hanno bevuto un po’ di più, quanti litigi, quanti film, quante partite a Monopoli, quante grigliate sul balcone, quante videochat con gli amici, quanta noia e quanta gioia, tutto è diventato una percentuale. All’appello di quelle che sembrano domandine banali e sempliciotte ci sono precise strategie degli uffici di marketing, che hanno approfittato del momento per adattarsi a quella che molti definiscono “la vita dopo il lockdown”: uno spazio di tempo sospeso, a metà fra quello che eravamo prima e quello che sentiamo di non essere più.
Uno dei sondaggi più imbarazzanti, e in base ai risultati perfino sorprendente, l’ha voluto Yellow Octopussy, un sito di regalistica online australiano che ha deciso di chiedere a 1.000 persone fra Stati Uniti, Australia, Regno Unito e Canada qualcosa in più a proposito del sesso in tempi di lockdown, specie per chi è stato costretto all’astinenza portata dalla lontananza, tanto per fare una rima baciata.
Il risultati in realtà non sono una sorpresa, perché la stragrande maggioranza ha ammesso quello che un po’ si immaginava: concedersi qualche drink di più, aver risposto alle chiamate di gruppo direttamente dal bagno e aver praticato autoerotismo, sexting o semplicemente fatto fantasie sessuali, sintomi di un certo appetito da soddisfare appena possibile. Ma al contrario, c’è un dato che svela un orizzonte del tutto inesplorato: tantissimi hanno ammesso che durante le ore di lavoro in smart working - i più abili perfino durante le videoconferenze - hanno lasciato una mano sulla tastiera del computer mentre l’altra scivolava un po’ più in basso. Se è chiara la direzione, non c’è bisogno di aggiungere altro.
A dire sì, l’ho fatto, sono stati il 35% degli uomini e 17 delle donne, ma soltanto un quarto di loro si è sentito in colpa. Per quanto riguarda l’età, circa un quarto degli “amanuensi” avevano un’età compresa tra i 35 e i 44 anni, mentre le fasce di età da 45 a 54 anni e da 55 a 64 rappresentano entrambe circa il 21% dei casi, con un restante 8,3% di lavoratori fra i 65 ed i 74 anni che ha scelto di darsi piacere.
La domanda successiva, inevitabile, era “hai fatto sesso mentre lavoravi da casa?”: il 24% dei maschi e il 19 della donne ha risposto in modo fermo, deciso e soprattutto orgoglioso con un sontuoso “sì”. Ultima confessione quella che riguarda una minoranza, ma comunque degna di nota: il 5,4% ha ammesso di essersi intrattenuto in una chat sessuale con un/una collega durante un programma di videoconferenza.
Pratiche, secondo il parere degli esperti, che non sono assolutamente da condannare, anzi, in grado di aumentare la produttività, come dimostrato da un’altra ricerca recente che proclama la masturbazione uno dei mezzi migliori e più naturali per allontanare stress e tensione. Idem per il sesso, che inonda il cervello di dopamina, ossitocina ed endorfine riducendo il cortisolo, l’ormone che genera la tensione fisica e mentale. Risultati che in futuro potrebbero anche tradursi in una richiesta di aumento di stipendio o scatti di carriera: ho fatto sesso, quindi ho aiutato l'azienda.








