
di Germano Longo
Nel 1897, un gruppo di liceali crea a Torino quella che sarebbe diventata la “Juventus”, più a nord, a Londra, Guglielmo Marconi brevetta la radio, mentre la lotta per il dominio di Cuba fra Spagna e Stati Uniti, ha come risultato l’aumento del prezzo del pane che si fa sentire anche nelle tasche della povera gente.
Quell’anno, molto più semplicemente, Orazio Nonino si stanca di girare per i paesini del Friuli con il suo alambicco su ruote e decide di mettere radici a Percoto, in minuscolo centro in provincia di Udine. Nessuno, sa ancora che era il primo tassello nella nascita di un vero impero: quello dei “Nonino”, storica famiglia di distillatori i cui prodotti qualche decennio dopo sarebbero arrivati in ogni angolo del mondo.
Ma nulla sarebbe stato, della visione di Orazio, senza l’impegno dei Nonino venuti dopo di lui. Nel 1933, alla grappa che è ormai una tradizione di famiglia, il bisnonno Antonio aggiunge un liquore allora chiamato “L’Amaro del Carnia”, oggi l’amaro “Nonino Quintessentia®”, prodotto partendo dallla ricetta originale a base di frutta, erbe, spezie, bacche, radici, acquavite d’uva. Ma è il destino a mettersi di traverso: Antonio diventa uno delle milioni di vittime della Seconda Guerra Mondiale, e tocca a sua moglie – allora cuoca in un piccolo ristorante di Percoto – il difficile compito di crescere due figli e portare avanti un’idea nata fra gli alambicchi che per suo marito rappresentavano una passione e più che altro la speranza in un futuro migliore.
Sarà Benito, uno dei suoi due figli, insieme alla moglie Giannola, ad avere l’idea che cambia per sempre le sorti della Nonino: produrre la prima grappa di singolo vitigno, il Monovitigno® Nonino, distillando le vinacce di uva Picolit, quando fino ad allora l’usanza era di utilizzare vinacce bianche e rosse mischiate insieme senza alcuna logica e conservate per lungo tempo. È il 1973: la grappa è ancora un distillato per palati forti e uomini dalle mani nodose abituati ad avere a che fare con i campi e con un freddo che da quelle parti non scherza. Un antico distillato tipico del nord Italia, nato dalla povera cultura contadina come buona parte delle migliori specialità italiane e dal contenuto alcolico tradizionalmente sui 50°, definito “l’acqua di fuoco che brucia anche la fame” e usata come rimedio per la vita di tutti i giorni.
Da allora tante sono le tappe, i traguardi e le innovazioni che hanno costellato i 125 anni dell’azienda, fino ad arrivare alla consacrazione mondiale: la notte del 27 gennaio 2020, quando l’ormai storico brand Nonino diventa la prima distilleria italiana e il primo brand di grappa a conquistare il titolo di “Migliore Distilleria del Mondo 2019” alla ventesima edizione del “Wine Enthusiast Wine Star Award” a San Francisco, in California. Quella sera, fra decine di personalità del vino d’oltreoceano, c’è anche una ragazza che sprizza entusiasmo da ogni poro. Si chiama Francesca, sesta generazione della dinastia Nonino.
Trent’anni passati da poco, laureata in economia, sommelier e bartender per passione, esperta in Social Media, nel 2016 entrando in azienda è diventata la responsabile della comunicazione Web, convinta che sulla grappa ci sia ancora tanto da raccontare. Brand ambassador del marchio, si occupa del mercato americano e di quello russo.
Curiosità: che età avevi quando hai assaggiato la grappa per la prima volta?
Consapevolmente 18 anni, quando ho finito un ballo con mio nonno durante la festa per la mia maggiore età. Come “incidente” invece avevo 4 o 5 anni: ho trovato un bicchierino pieno girando per casa e l’ho assaggiata.
È stato il primo passo della futura “influencer della grappa”, come ti hanno definita…
Quello è stato un piacevole risvolto alla decisione di mettermi in gioco, per spiegare e raccontare i tantissimi aspetti legati alla grappa che ancora conoscono in pochi. Ho voluto farlo in un modo a me vicino, utilizzando un linguaggio veloce, moderno, immediato e non formale: in un solo concetto, “social media friendly”. Una scelta che sentivo di dovere alla lunga storia della mia famiglia e anche al made in Italy, alle cui corde mancava inspiegabilmente una “grappa culture”.
In pratica, si tratta di video di un minuto in cui racconti la grappa e ti cimenti nella creazione di nuovi cocktail.
Esatto. Ma il primo passaggio, quello che mi sta più a cuore, è battermi per far capire la differenza sostanziale fra una grappa artigianale ed una industriale. Purtroppo, sull’etichetta – il documento al momento più attendibile per capire cosa si sta per bere - è possibile indicare una distilleria artigianale ma vendere senza problemi grappa industriale. Succede molto più spesso di quanto si immagini, e neanche la fascia di prezzo aiuta, perché quello è solo marketing. E questo è anche il motivo per cui noi indichiamo dappertutto “distillata al 100% con metodo artigianale”.
A proposito di America: qualche giorno fa è comparsa sui quotidiani nazionali la notizia secondo cui New York, la città più cool del pianeta, sta letteralmente impazzendo per la grappa…
È in atto una rivoluzione che per la verità è iniziata parecchi anni fa: nel 1997, in tempi non sospetti, proprio il “New York Times” aveva dedicato un lungo articolo alla Rivoluzione Nonino che ha trasformato la Grappa da Cenerentola a Regina dei distillati. E di cocktail con la Grappa se ne parla invece dagli anni ’70, quando Luigi Veronelli è uscito con il suo libro “I cocktails” dedicando alle donne Nonino 4 drink mixology realizzati con la nostra Grappa Vuisinar. Devo dire che la Grappa è veramente versatile: si presta ad accoppiamenti impensabili perdendo un po’ di gradazione ma senza che a rimetterci siano sapore e profumo. Lo dimostra il “NoninoTonic”, longdrink a base di grappa e tonica, da servire con una fetta di limone e un rametto di rosmarino.
È vero che ti diverti a coltivare pomodori nell’orto di tua nonna?
Più che altro la nonna li coltiva, io mi diverto a mangiarli in meravigliose pastasciutte! Ma tutto nasce da un’altra caratteristica poco conosciuta: la grappa è una perfetta economia circolare in cui nulla va sprecato. La vinaccia distillata, ossia esausta, diventa uno straordinario fertilizzante. L’esempio sono proprio i pomodori dell’orto di mia nonna: grossi, carnosi e succulenti.
Curiosamente, e anche questa potrebbe essere una storia a sé, le Distillerie Nonino sono guidate da donne…
È così, siamo orgogliosi di dire che la prima donna Mastro Distillatore in Italia è stata la mamma del nonno Benito, Silvia Nonino. Oggi con Benito il nostro mastro distillatore, e mia nonna Giannola, ci sono le loro tre figlie, Cristina, Antonella ed Elisabetta, a cui da qualche anno mi sono aggiunta io.
Hai da poco preso parte al TedX Legnano in qualità di speaker: com’è stata l’esperienza?
È stata una delle esperienze più travolgenti che io abbia mai avuto. È incredibile come, nel momento in cui lo scopo è quello di condividere un’esperienza che possa aiutare gli altri, un palcoscenico possa diventare il luogo dove hai la conversazione più intima della tua vita.
Sincerità? Hai l’aria di essere una persona che si diverte un mondo…
È così: sono orgogliosa della mia famiglia, di quello che ha fatto e di quello che ancora potrà fare. E sono innamorata pazza della grappa e del mio lavoro: la considero una gran fortuna.












