LIBRI – La Peste di Camus ai vertici delle vendite

Il coronavirus sta causando effetti strani su tutto, dalla vita quotidiana alle abitudini più comuni, dalla socialità alla cultura. Lo dimostrano, una volta di più, le classifiche di vendita dei libri, dove a svettare non sono gli ultimi lavori di scrittori di grido, ma un romanzo scritto nel 1947: La Peste, di Albert Camus.

Lo afferma Edistat, società che si occupa delle statistiche nel settore editoriale: nelle classifiche di vendita in Italia e in Francia, il romanzo di Camus, tradotto in decine di lingue in tutto il mondo, è tornato ai primi posti a 73 anni dalla sua pubblicazione.

Il capolavoro dello scrittore francese, venduto in 160mila copie nei primi due anni dall’uscita, racconta le vicende della città algerina di Orano, un posto senza alberi e senza giardini, in cui la primavera si avverte solo dai venditori di fiori. Il protagonista è il medico francese Bernard Rieux, che racconta in terza persona le fasi di un flagello che si abbatte sulla città algerina. Inizia tutto con una strana moria di ratti, e prosegue con sempre più persone che accusano malesseri, febbre alta, noduli, rigonfiamenti e macchie scure. Sintomi di quella che Rieux riconosce come la temibile peste bubbonica, ma nessuno gli crede. Quando l’epidemia esplode, la città viene chiusa da un cordone sanitario, e all’interno la vita prosegue, anche se a fatica: c’è chi fa finta di niente, chi va a teatro a vedere lo stesso spettacolo proposto da una compagnia rimasta bloccata in città, chi invece si barrica in casa. Il finale è drammatico, ma soprattutto un ammonimento verso malattie striscianti contro cui bisogna tenere alta la guardia sempre, e non solo quando uccidono.